Il giallo di Pietracatella: gli esperti tedeschi nella casa delle vittime per la caccia alla ricina

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono bastati tre furgoni grigi a sfiorare i balconi delle stradine strette del borgo molisano per riportare l'attenzione di mezza Italia su Pietracatella. La "carovana" di mezzi, preceduta da alcune auto della Polizia, ha raggiunto questa mattina l'abitazione di via Risorgimento, quella che un tempo era la casa della famiglia Di Vita. I sigilli posti all'ingresso sono stati rotti e, per la prima volta dall'inizio dell'inchiesta, gli inquirenti hanno avuto accesso completo agli ambienti domestici, alla ricerca di tracce del veleno che ha stroncato due vite.

Sul posto, il silenzio rotto solo dal vociare degli operatori e dal rumore delle attrezzature, mentre gli occhi dei residenti e delle telecamere seguivano ogni movimento degli investigatori.

Gli esperti del Robert Koch Institute al lavoro

A dare man forte alla Squadra Mobile di Campobasso e alla Scientifica di Roma, in questa delicata fase delle indagini, sono arrivati i massimi esperti europei in materia di tossicologia e investigazioni chimiche. Si tratta degli specialisti del Robert Koch Institute (Rki) di Berlino, l'ente federale tedesco preposto al controllo delle malattie infettive e non trasmissibili, e degli investigatori del Bundeskriminalamt (Bka), la polizia criminale federale tedesca.

La loro presenza a Pietracatella, in un sopralluogo che si preannuncia lungo e meticoloso, testimonia la complessità e la gravità del caso, che ha assunto ormai una rilevanza internazionale. L'obiettivo primario della missione è quello di individuare eventuali residui di ricina all'interno dell'appartamento, un compito estremamente arduo che richiede competenze specifiche e strumentazioni all'avanguardia non sempre disponibili nei laboratori ordinari.

L'ispezione nella "palazzina celeste" di via Risorgimento

L'ispezione, coordinata dalla Procura di Larino, si concentra sulla "palazzina celeste" di via Risorgimento, l'ultimo luogo in cui Antonella Di Ielsi, cinquant'anni, e la figlia Sara Di Vita, sedici anni, sono state viste in vita prima di essere colpite da un malore fatale nei giorni precedenti il Natale dello scorso anno. Gli esperti stanno setacciando ogni angolo della casa, dalle superfici della cucina agli arredi del soggiorno, passando per gli impianti idraulici e i sistemi di aerazione.

L'attenzione è massima, poiché la ricina, un veleno di origine vegetale tra i più potenti conosciuti, può essere letale anche in dosi infinitesimali e le sue tracce, se non adeguatamente conservate, possono degradarsi rapidamente, rendendo le analisi un vero e proprio lavoro da orafi della chimica. La presenza della polizia scientifica tedesca è fondamentale proprio per la loro esperienza nel rilevare e isolare queste particelle in ambienti ormai contaminati dal tempo e dalle normali attività domestiche.

L'inchiesta sul duplice decesso entra nella fase decisiva

L'arrivo dei super tecnici tedeschi e l'avvio di questo sopralluogo senza precedenti segnano un passaggio cruciale per l'inchiesta sulla morte di Antonella e Sara, avvelenate con la ricina. Se finora le indagini si erano concentrate sulle dinamiche familiari e sulle ultime ore di vita delle due donne, ora l'attenzione si sposta sul luogo dell'accaduto, con la speranza di trovare un riscontro materiale che confermi o smentisca le ipotesi investigative.

Il lavoro degli esperti del Robert Koch Institute e del Bka si annuncia meticoloso e potrebbe protrarsi anche oltre la giornata odierna, con il fine di raccogliere il maggior numero di campioni possibile da sottoporre a ulteriori analisi nei laboratori specializzati. L'obiettivo è ricostruire l'esatta dinamica dell'avvelenamento e, soprattutto, risalire alla fonte del veleno, un elemento chiave per dare una svolta a un caso che ha sconvolto la piccola comunità di Pietracatella e che continua a tenere col fiato sospeso l'opinione pubblica.

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