La Vuelta e le proteste, la Israel Premier Tech non si ritira: “Sarebbe un pericoloso precedente”
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Redazione Sport
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Mentre la corsa si avvia verso la sua conclusione a Madrid, con il danese Jonas Vingegaard saldamente in maglia rossa, l’atmosfera che circonda la Vuelta a España rimane tesa, offuscata da eventi che esulano dalla competizione sportiva. La formazione Israel - Premier Tech, al centro di un acceso dibattito, ha infatti respinto con un comunicato ufficiale le pressioni, giunte da più parti, affinché si ritirasse dalla corsa; una richiesta motivata da presunte ragioni di sicurezza e ordine pubblico, legate alle proteste di piazza in sostegno alla causa palestinese.
La squadra, fondata dal magnate canadese Sylvan Adams, ha definito l’ipotesi di un abbandono un “pericoloso precedente” per l’intero movimento ciclistico, ribadendo con fermezza il proprio diritto a gareggiare in quanto formazione professionistica che partecipa di diritto in virtù dei meriti sportivi della passata stagione. “Qualsiasi altra condotta”, si legge nella nota, “comporterebbe una deriva inaccettabile”, respingendo così qualsiasi paragone con l’esclusione delle compagini russe in seguito al conflitto in Ucraina, una posizione sulla quale si è allineata anche l’Unione Ciclistica Internazionale.
Le giornate di gara sono state segnate da diverse azioni dimostrative, alcune delle quali hanno avuto un impatto concreto sul regolare svolgimento della corsa; l’undicesima tappa, con arrivo a Bilbao, è stata infatti bloccata da manifestanti a soli tre chilometri dal traguardo, costringendo gli organizzatori a neutralizzare la frazione. Dinanzi a questo clima d’instabilità, gli stessi organizzatori hanno annunciato misure straordinarie di sicurezza, decretando che l’arrivo della penultima tappa, in vetta alla Bola del Mundo, si svolgerà a porte chiuse, senza la presenza del pubblico.
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