Gli italiani dicono addio alla pigrizia, ma non rinunciano a questi vizi

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L’Italia della salute e del benessere, a ben guardare, non è più quella immobilizzata sul divano degli anni passati: gli italiani hanno infatti iniziato a muoversi un po’ di più, abbandonando in massa la sedentarietà che per decenni aveva rappresentato una costante delle abitudini domestiche. Eppure, proprio mentre si compie questo piccolo passo avanti – un progresso comunque significativo se letto in chiave statistica – emergono altri talloni d’Achille destinati a preoccupare non poco gli addetti ai lavori. L’ultimo rapporto Istat relativo al 2025, reso noto nelle scorse settimane, fotografa una nazione in profonda trasformazione demografica e sociale, dove la salute smette di essere una scelta individuale per diventare una questione di Stato. Tant’è che l’obesità, va ricordato, entra ufficialmente tra le malattie croniche riconosciute per legge, un segnale inequivocabile della portata del fenomeno.

Alcol, otto milioni di italiani con comportamenti a rischio

Più di 8 milioni di persone, pari al 15,1% della popolazione con almeno undici anni, presentano almeno un comportamento a rischio legato al consumo di alcol. Un dato, questo, che racconta di un vizio radicato e trasversale, ma con punte preoccupanti in determinate fasce demografiche. Il consumo abituale eccedentario, per intenderci, riguarda l’8,3% degli italiani: tra questi, l’11,4% sono uomini contro il 5,3% delle donne. Il binge drinking – ovvero l’assunzione smodata di alcolici in un’unica occasione – coinvolge l’8,2% della popolazione complessiva (12,0% tra gli uomini e 4,6% tra le donne). Il fenomeno, spiegano gli esperti citati nel report, interessa soprattutto i più giovani e quei contesti sociali dove il consumo occasionale intenso viene percepito come comportamento normale, quasi una pratica di integrazione.

Sigarette elettroniche e fumo, un’abitudine che non molla la presa

Il vizio del fumo, va detto, non è da meno: riguarda complessivamente il 18,6% degli individui, un dato che tiene accesa la luce rossa sulla salute polmonare e cardiovascolare degli italiani. A sorprendere, però, è l’ascesa silenziosa delle sigarette elettroniche, sempre più presenti nelle abitudini quotidiane – soprattutto tra i giovanissimi che magari non hanno mai fumato una tradizionale “bionda”. L’Istat le registra ormai come una variabile strutturale del panorama delle dipendenze contemporanee, al pari del consumo di alcol. E mentre il Paese si scopre meno pigro, ecco che la bilancia e le nuove dipendenze high-tech diventano il fronte su cui si combatte una battaglia silenziosa, senza vincitori né vinti apparenti.

Un equilibrio instabile tra movimento e vecchi vizi

Se da un lato, dunque, gli italiani hanno deciso di alzarsi dal divano – un cambiamento che l’Istat certifica senza enfasi ma con dati alla mano – dall’altro si ritrovano con più di un tallone d’Achille da gestire. Otto milioni di connazionali con comportamenti alcolici a rischio, quasi uno su cinque che fuma, e l’obesità che diventa malattia cronica riconosciuta: questo è il ritratto impietoso ma realistico di un Paese che prova a cambiare pelle senza però rinunciare del tutto ai propri vizi. E forse, azzardano alcuni osservatori, è proprio in questo equilibrio instabile che si gioca il futuro delle politiche sanitarie: non più divieti, ma consapevolezza. Per ora, i numeri parlano chiaro.

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