Renzi apre alle primarie: «Se Conte vince, lo sosterrò»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Matteo Renzi rompe gli indugi e indica una regola di ferro per il centrosinistra: chi vince le primarie guida la coalizione, anche se si chiama Giuseppe Conte. Il leader di Italia Viva, intervenuto a Milano per la presentazione del suo ultimo libro, ha risposto senza giri di parole alla domanda su un eventuale sostegno al presidente del Movimento 5 Stelle in caso di vittoria nella consultazione interna al campo progressista. «La mia risposta è sì. Se accetti di fare le primarie, chiunque le vinca lo sostieni. Poi fai tutto perché vinca un altro».

Una posizione netta, che segna le distanze politiche ma individua al tempo stesso un metodo per sciogliere il nodo della leadership senza arrivare alla rottura.

Il metodo delle primarie e le distanze da Conte

Renzi non nasconde la distanza che lo separa dall'ex premier pentastellato, eppure riconosce la legittimità del risultato elettorale come criterio superiore alle preferenze personali. «Il tema non è Conte. Se ci sono le primarie, chi le vince rappresenta tutti. Poi faccio di tutto perché non le vinca quello che considero più lontano, ma se le vince governa lui, punto».

Il leader di Italia Viva ricorda di aver già sostenuto Conte a Palazzo Chigi in passato, pur non considerandolo il proprio modello politico, e rivendica la necessità di tornare a fare politica sui contenuti anziché sulle questioni personali o sui gesti simbolici in aula.

La riflessione si allarga alla geometria complessiva dell'alleanza. Secondo Renzi, il centrosinistra senza Italia Viva «va dappertutto, ma non vince», perché i numeri delle tre liste di Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra si fermano a una soglia insufficiente per battere la destra. Da qui l'appello a mettere al centro scuola, sanità e sicurezza, con proposte concrete come la quattordicesima per insegnanti e forze dell'ordine e una revisione del sistema degli anticipi per le partite Iva.

L'apertura di Sala e il nodo del programma

Sulla stessa lunghezza d'onda si muove il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che con Renzi ha dialogato nel corso della presentazione. Sala, che pure ha ricordato senza filtri di aver subito da Conte una richiesta di dimissioni all'indomani dell'inchiesta sull'urbanistica, ha chiarito quale sarebbe il suo comportamento in caso di primarie: «Voterò per qualcun altro, ma se vince avrà il mio supporto», mettendosi «al servizio del vincitore».

Il primo cittadino ha poi avvertito il Partito Democratico: escludere Italia Viva dalla coalizione sarebbe «una follia» e chi lo facesse arrecherebbe un danno enorme alla sinistra.

Il ragionamento di Renzi si sposta quindi sulla necessità di accelerare sul programma, definendo impegni verificabili per i prossimi dieci anni. La stoccata è rivolta a chi, nel centrosinistra, continua a spaccare tutto in nome di veti e antipatie personali: «Se qualcuno non avesse rotto il Terzo Polo nel modo più scriteriato possibile, oggi ci sarebbe un polo di centro capace di fare da ago della bilancia».

Un riferimento trasparente alla rottura con Carlo Calenda e Azione, che secondo il leader di Italia Viva ha sottratto alla coalizione un perno moderato e una potenziale riserva di voti.

Il sostegno a Kiev e la sfida dei contenuti

Sul conflitto in Ucraina Renzi non arretra di un millimetro e rivendica la continuità del sostegno militare ed economico a Kiev: «Se domani mattina smettessimo di aiutare l'Ucraina, non è che sarebbe finita la guerra, ma sarebbe finita l'Ucraina, e con lei l'Europa». È su questo terreno che si misura la distanza con il Movimento 5 Stelle, da sempre più cauto sull'invio di armi, e che si profila una delle partite più delicate per la tenuta futura dell'alleanza.

Renzi, però, preferisce spostare l'accento sulla necessità di un progetto credibile, capace di parlare al Paese al di là delle contingenze internazionali.

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