Un operaio albanese indagato per l'omicidio di Fabiana Piccioni, trovata carbonizzata a Giulianova

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C’è un nome nuovo nel registro degli indagati per la morte di Fabiana Piccioni, la donna di 47 anni ritrovata senza vita e in parte carbonizzata lo scorso 9 gennaio in una zona periferica di Giulianova, in provincia di Teramo. Si tratta di un operaio albanese di 57 anni, residente nello stesso comune abruzzese, che – secondo quanto emerso dalle indagini – sarebbe stato l’ultima persona ad averla vista viva. I carabinieri, coordinati dalla procura, hanno già eseguito alcuni sequestri nella sua abitazione, mentre continuano a verificare ogni possibile collegamento con il delitto.

La vittima, estetista di professione, aveva interrotto ogni contatto con i familiari nei primi giorni dell’anno, dopo una telefonata ai genitori che, insospettiti dal suo silenzio, avevano sporto denuncia per scomparsa. Il suo corpo, seminudo e in avanzato stato di decomposizione, è stato scoperto pochi giorni dopo in via Casoni, un’area rurale poco distante dal centro abitato. Le analisi del Ris, i cui risultati hanno spinto gli inquirenti a individuare un possibile responsabile, hanno isolato tracce di Dna non riconducibili alla donna, fornendo una pista decisiva.

L’uomo, attualmente indagato – anche se le accuse precise non sono state ancora rese pubbliche – era legato alla Piccioni da una conoscenza personale. Le ipotesi investigative, almeno in questa fase, sembrano oscillare tra l’occultamento di cadavere e la possibilità che la morte sia stata causata da un’overdose, con successive manipolazioni della scena del crimine. Non è escluso, tuttavia, che le indagini possano prendere una direzione diversa man mano che verranno acquisiti nuovi elementi.

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