Stella dei Santamarea, la prima artista transgender al concertone del primo maggio
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il palco del Concertone del Primo Maggio ha sempre rappresentato, per chi lo calca, una vetrina dalla natura duplice: da un lato la celebrazione della musica come linguaggio universale, dall’altro il crudo specchio di un’Italia che fatica a riconoscere se stessa. Eppure, nell’edizione di quest’anno, è accaduto qualcosa che trascende la semplice esibizione musicale. Quando Stella Gelardi – voce e anima dei Santamarea, gruppo siciliano in ascesa dopo la vittoria a Musicultura nel 2023 – ha pronunciato le ultime parole di “Con gli occhi di una lepre”, ha deciso di compiere un passo che nessun’altra artista aveva mai osato prima su quel palco. Con un semplice, potentissimo annuncio, ha reso pubblico il suo percorso di transizione di genere, diventando così la prima persona transgender a esibirsi durante la tradizionale kermesse romana di piazza San Giovanni.
Il peso di una parola siciliana: “tortu” come rivelazione
Per comprendere la portata del gesto, occorre tornare all’album d’esordio del gruppo, “Anime storte”, undici tracce che già nel titolo tradiscono una predilezione per lo scarto, per ciò che non si allinea alla norma. In siciliano, ha spiegato la stessa Stella riferendosi a un dialogo precedente al concerto, l’aggettivo «tortu» (storto) viene usato per descrivere le persone «che fanno le cose in maniera non convenzionale». Una definizione che calza a pennello per una band palermitana che, senza passare dal clamore effimero dei talent show, è riuscita a ottenere l’attenzione di realtà come Radio Capital e il Corriere della Sera, oltre a posizionarsi in lizza per una nomination alle prossime Targhe Tenco nella categoria “Miglior Opera Prima”. Non si tratta, quindi, di una provocazione costruita a tavolino, ma dell’approdo naturale di una sensibilità artistica che mescola tradizione e innovazione, realismo e sognante misticismo.
Dal palco di Roma alla cronaca: “Basta nascondersi, è il momento di fiorire”
È stato alla fine dell’esibizione – che comprendeva anche il brano “Zanzare” – che Stella Gelardi ha pronunciato la frase destinata a rimanere negli archivi della musica italiana: «Per troppo tempo abbiamo pensato di doverci nascondere. Adesso è il momento di fiorire». Nessun vittimismo, nessuna rivendicazione urlata. Piuttosto, una constatazione che suona come un atto di presenza, resa più potente dalla cornice istituzionale del Primo Maggio, palco per antonomasia dell’inclusione e delle possibilità. La cantante ha voluto chiarire, in un’intervista pubblicata già a marzo, che la sua transizione va vissuta «come un naturale flusso di crescita». Alle critiche – eventuali, ipotetiche – ha risposto anticipatamente con una strategia chiara: «cercherò di ignorare l’ignoranza».
Una band che non chiede permesso: i Santamarea tra folk e contemporaneità
I Santamarea, va detto, non sono certo dei dilettanti allo sbaraglio. Provenienti dalla Sicilia, il gruppo ha costruito la propria identità su una «sicilianità» filtrata più da una sensibilità solare e drammatica che dai consueti stereotipi del folk. In “Anime storte” riescono nell’equilibrio delicato di risultare accessibili senza cadere nelle banalità, di essere colti senza mai apparire respingenti. Proprio questa maturità espressiva ha permesso loro di essere scelti tra i primi a salire sul palco del Concertone, un onore che spesso viene riservato a chi ha già qualcosa da dire, non solo da cantare. La presenza di Stella, in questo senso, non è un incidente di percorso né una trovata mediatica: è la fioritura – per usare la sua stessa parola – di un percorso iniziato molto prima che i riflettori si accendessero su di lei.




