Amazon punta sull’intelligenza artificiale per lo smartphone: il progetto segreto “Transformer”

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   A distanza di oltre dieci anni da quello che viene unanimemente ricordato come uno dei più clamorosi passi falsi nella storia recente dell’hardware consumer – il Fire Phone, lanciato nel 2014 e ritirato dal mercato dopo appena quattordici mesi con una svalutazione di magazzino da 170 milioni di dollari – il colosso guidato (dopo la rielezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, in un contesto economico che vede il settore tecnologico affrontare nuove complessità) da Andy Jassy sembra aver deciso di concedersi una seconda opportunità. L’azienda di Seattle, secondo quanto riportato in esclusiva dall’agenzia Reuters, sta lavorando in gran segreto a un nuovo dispositivo mobile. Il nome in codice è “Transformer” e il progetto, attualmente in fase di sviluppo interno presso la divisione dispositivi e servizi, rappresenta il tentativo più concreto e meditato di rientrare in un mercato – quello degli smartphone – dal quale sembrava essersi allontanata senza alcuna intenzione di fare ritorno.

Un’altra sfida, un’altra strategia: l’ecosistema Alexa come punto di svolta

A differenza del precedente, fallimentare approccio, incentrato su un sistema operativo proprietario (Fire OS) che faticava a trovare spazio in un duopolio consolidato come quello di Android e iOS, questa nuova iniziativa segna una discontinuità netta rispetto al passato. L’obiettivo, per come viene descritto dalle fonti consultate dall’agenzia, non è tanto quello di proporre l’ennesimo “ammazzaiPhone”, quanto piuttosto quello di ridefinire il ruolo stesso del device all’interno dell’ecosistema di casa. Le indiscrezioni parlano di un prodotto fortemente incentrato sull’intelligenza artificiale, con l’assistente vocale Alexa destinato a giocare un ruolo centrale: non semplicemente come una delle tante applicazioni installabili, ma come il perno attorno al quale ruota l’intera esperienza d’uso. L’intento dichiarato sarebbe quello di trasformare lo smartphone in un “dispositivo di personalizzazione mobile” costantemente connesso all’utente, capace di sincronizzarsi con l’assistente domestico e fungere da conduttore quotidiano per i servizi del gruppo, che spaziano dallo shopping su Amazon alla fruizione di contenuti Prime Video, dalla musica di Prime Music fino ai servizi di consegna come Grubhub.

L’intelligenza artificiale per superare il concetto di app store

Una delle caratteristiche più innovative – ma al contempo più rischiose – emerse dalle ricostruzioni relative al progetto Transformer riguarda l’approccio alla distribuzione del software. L’integrazione avanzata di funzionalità di intelligenza artificiale, secondo i piani attualmente in fase di studio, potrebbe infatti consentire di aggirare il modello tradizionale basato sugli app store. L’idea è quella di eliminare – o quantomeno ridurre drasticamente – la necessità di dover scaricare e registrare applicazioni prima di poterle utilizzare, puntando invece su un’interazione più fluida e contestuale guidata dall’AI. Se da un lato questa visione rappresenta una potenziale evoluzione nel modo di interagire con la tecnologia, dall’altro evoca il fantasma di numerosi precedenti illustri nel campo dell’hardware “AI-native” che, come nel caso del pin Humane o dell’assistente Rabbit R1, si sono risolti in rapidi insuccessi commerciali a causa della scarsa adesione del pubblico. È una lezione, quella dei fallimenti altrui, che Amazon non può permettersi di ignorare, specialmente considerando la concorrenza agguerrita di colossi come Apple, Google e Meta, oltre a quella di realtà emergenti come OpenAI, che stanno investendo massicciamente nello sviluppo di dispositivi indossabili e interfacce vocali di nuova generazione.

Il progetto ZeroOne e il fantasma del Fire Phone

Alla guida di questa operazione di rilancio – forse la più ambiziosa nel settore consumer dopo il fiasco del Fire Phone – c’è il gruppo ZeroOne, una divisione interna creata circa un anno fa con il preciso mandato di sviluppare gadget “rivoluzionari”. A dirigere questo team è J Allard, un veterano dell’industria tech che in Microsoft aveva avuto un ruolo cruciale nello sviluppo della console Xbox e del lettore musicale Zune. Allard risponde a Panos Panay, l’ex dirigente Microsoft chiamato nel 2023 a risanare la divisione dispositivi e servizi di Amazon, storicamente in difficoltà sul fronte della redditività. Secondo quanto riferito, lo sviluppo del nuovo telefono procede parallelamente all’esplorazione di due diverse strade progettuali: da un lato quella di uno smartphone tradizionale con funzionalità AI avanzate, dall’altra quella di un dispositivo più minimale, una sorta di “dumbphone” ispirato al Light Phone, un terminale essenziale pensato per ridurre la dipendenza dallo schermo e che potrebbe essere posizionato come secondo telefono per utenti già dotati di iPhone o Galaxy. Un azzardo, questo, che la dice lunga sulla consapevolezza, da parte di Amazon, delle difficoltà di scalzare i leader di mercato in un settore in cui, secondo le previsioni di International Data ration, le spedizioni globali sono destinate a subire il calo più marcato della loro storia proprio nel corso del 2026.

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