Terremoto di magnitudo 8.8 in Russia: scienza e superstizione si scontrano dopo il sisma
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Redazione Esteri
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Mercoledì scorso, alle 1:24 ora italiana, un terremoto di magnitudo 8.8 ha colpito al largo della penisola della Kamchatka, nell’estremo oriente russo, a una profondità di circa 20 chilometri. La scossa, una delle più potenti mai registrate, ha rilasciato un’energia paragonabile a quella di diverse bombe nucleari, sollevando un’allerta tsunami in tutto il Pacifico. "È un evento di enorme portata", ha dichiarato Harold Tobin, direttore del Pacific Northwest Seismic Network dell’Università di Washington, ricordando che l’ultimo sisma di simile intensità risaliva al 2011, quando il disastro di Fukushima sconvolse il Giappone.
La dinamica geologica della regione, situata lungo la cosiddetta "cintura di fuoco del Pacifico", spiega la violenza del fenomeno. "Un terremoto di questa magnitudo è eccezionale, ma perfettamente coerente con l’attività tettonica della zona", ha precisato Luigi Cavaleri, ricercatore del Cnr, sottolineando come l’area sia storicamente soggetta a eventi sismici di rilievo. Quello della Kamchatka si colloca al sesto posto tra i terremoti più forti mai registrati, insieme a quello che nel 1906 colpì Colombia ed Ecuador, mentre il primato spetta ancora al sisma di Valdivia, in Cile, che nel 1960 raggiunse magnitudo 9.5.
Mentre gli scienziati analizzano i dati, sui social si diffondono teorie pseudoscientifiche e superstiziose. Tra queste, spiccano i riferimenti a "Il futuro che ho visto", un manga della fumettista giapponese Ryo Tatsuki, ripubblicato nel 2021, in cui l’autrice descriveva un terremoto apocalittico previsto per il 5 luglio 2025. Sebbene la data e la localizzazione – il Giappone, non la Russia – non coincidano, alcuni hanno visto nel sisma della Kamchatka un presagio, alimentando speculazioni prive di fondamento.




