San Severo, a un anno e mezzo dalla morte di Lucia Salcone fissato l’interrogatorio di garanzia per il marito Ciro Caliendo
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Redazione Interno
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Sarà il giudice Mario De Simone, davanti al pm titolare del fascicolo Sabrina Cicala, a interrogare venerdì 27 febbraio Ciro Salvatore Caliendo, il 48enne imprenditore vitivinicolo di San Severo finito in carcere all’alba di lunedì 23 febbraio con l’accusa di aver ucciso la moglie, Lucia Salcone. L’omicidio, che risale alla sera del 27 settembre 2024, venne inizialmente archiviato dagli inquirenti come un tragico incidente stradale – un’uscita autonoma finita contro un albero lungo la provinciale 13, con il veicolo che aveva preso fuoco – ma la versione fornita allora da Caliendo, che riportò ustioni di primo e secondo grado a braccia, mani e collo, cominciò a scricchiolare già nei giorni successivi al fatto, quando la Procura di Foggia decise di modificare il capo d’imputazione da omicidio stradale a omicidio volontario -2-4.
A tradire l’indagato, difeso dagli avvocati Simone Moffa e Angelo Masucci e attualmente rinchiuso nel carcere di Foggia, sarebbero state le numerose incongruenze emerse nel corso di oltre nove mesi di indagini serrate. Gli agenti della polizia stradale di San Severo, giunti per primi sul posto quella sera insieme ai vigili del fuoco e al personale del 118, notarono subito elementi di contrasto tra la dinamica raccontata dal marito e lo stato dei luoghi; successive analisi più approfondite, condotte con l’ausilio di consulenti tecnici, hanno evidenziato come la velocità del veicolo al momento dell’impatto fosse incompatibile con la violenza necessaria a provocare un incendio di tali proporzioni -5-10. Inoltre, nell’abitacolo della Fiat 500 – che montava un motore diesel – sono state rinvenute tracce di liquido infiammabile, particolare che ha portato gli investigatori a ipotizzare l’uso di un accelerante per appiccare le fiamme.
L’autopsia sul della 47enne, carbonizzato all’interno dell’auto, ha fornito poi la prova più schiacciante: la presenza di monossido di carbonio nei polmoni della vittima ha dimostrato che Lucia Salcone era ancora viva quando il rogo l’ha avvolta, e respirava, mentre le lesioni riscontrate sulla testa – sulla fronte e sulla nuca – sono risultate del tutto estranee a un normale sinistro stradale, riconducibili invece a colpi inferti con un corpo contundente che non è mai stato ritrovato -3-8. Una dinamica, questa, che ha spinto la Procura a contestare all’uomo l’aggravante della premeditazione: secondo l’accusa, Caliendo avrebbe pianificato ogni dettaglio, stordendo la moglie con un oggetto e poi inscenando l’incidente per simulare la sua morte tra le fiamme.
Le contraddizioni del racconto e il ruolo delle telecamere
Le indagini, coordinate dalla pm Cicala e condotte dalla Squadra mobile di Foggia insieme alla stradale, si sono avvalse anche delle immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona, che hanno smentito punto per punto la versione resa dall’imprenditore. Caliendo aveva dichiarato che quella sera, dopo una cena con amici, lui e la moglie avrebbero deciso di fare un sopralluogo nei propri terreni agricoli, finché un’auto sopraggiunta nel senso opposto di marcia li avrebbe costretti a una manovra brusca conclusasi contro un albero. I filmati, invece, lo inquadrano mentre fa ritorno a casa – dove avrebbe prelevato una bottiglia contenente benzina – e mostrano come l’impatto sia avvenuto a velocità moderata, senza alcun veicolo contromano -8-10. A emergere è stato anche un retroscena legato ai rapporti familiari: pochi giorni prima della morte, Calindo avrebbe spedito una lettera a una parente della moglie residente all’estero, manifestando l’intenzione di troncare il matrimonio a ogni costo perché innamorato di un’altra donna -8.
Un intreccio tra movente passionale e interesse economico
Il quadro motivazionale che ha portato alla richiesta di custodia cautelare poggia su un doppio binario. Da un lato, la volontà di Caliendo di lasciare la moglie per intraprendere una nuova relazione sentimentale; dall’altro, le conseguenze patrimoniali che una separazione avrebbe comportato, visto che la casa coniugale risultava intestata a Lucia Salcone e ad essa era legata l’attività imprenditoriale del 48enne -1. Gli inquirenti parlano di un’intenzione omicida maturata nel tempo, senza ripensamenti, suffragata anche dal fatto che il rapporto tra i due, pur non essendo segnato da litigi eclatanti, nascondeva tensioni profonde legate alla prospettiva di una rottura definitiva -1-2.
L’interrogatorio e le prossime tappe processuali
L’udienza del 27 febbraio rappresenterà il primo confronto ufficiale tra l’indagato e il giudice dopo l’arresto; Caliendo, assistito dai suoi legali, potrà fornire la propria versione dei fatti e rispondere alle accuse, mentre la Procura continuerà a valutare ulteriori riscontri, compreso il fascicolo che vede l’imprenditore indagato anche per il presunto coinvolgimento nella fabbricazione di un ordigno artigianale utilizzato in un attentato a Bacoli nel 2023 – vicenda nella quale, tuttavia, la posizione del 48enne non avrebbe alcuna connessione diretta con l’omicidio della moglie -7.




