Figc, Lotito attacca: «Serve un commissario» e la serie A candida Malagò
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Redazione Sport
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La legge 91 del 1981, una normativa che ormai ha compiuto quarantacinque anni, rappresenta per Claudio Lotito il vero nodo strutturale del calcio italiano. Il presidente della Lazio, all’uscita dell’assemblea di Lega serie A, ha ribadito con una certa veemenza un concetto che, a suo avviso, prescinde dalle persone: il problema non è il nome del futuro presidente della Figc, bensì l’architettura normativa che regola l’intero sistema. «Se una cosa non funziona, va ristrutturata», ha dichiarato Lotito, il quale ha sottolineato come fin quando resterà in vigore quella legge istitutiva – ormai inadeguata secondo la sua analisi – l’unica soluzione possibile sarà la nomina di un commissario straordinario. Un’affermazione, la sua, che suona come un deciso atto d’accusa verso l’impianto attuale, incapace di reggere il passo delle trasformazioni del calcio moderno.
La serie A punta su Malagò dopo le dimissioni di Gravina
Mentre Lotito invocava una figura esterna per ridisegnare i vertici federali, dall’assemblea di Milano è emersa una strategia diametralmente opposta. La Lega serie A, riunita nel primo pomeriggio, ha ufficialmente scelto di candidare Giovanni Malagò alla presidenza della Figc, in vista delle elezioni fissate per il prossimo 22 giugno. Un’operazione, questa, che aveva già trovato terreno fertile nelle indiscrezioni della vigilia e che ora si concretizza con un sostegno ampio e trasversale. Ben diciotto club su venti – e si noti l’eccezione rappresentata solo da Lazio e Verona – hanno firmato a favore dell’ex numero uno del Coni, conferendo alla sua candidatura una legittimazione di peso notevole. Gravina si è dimesso dopo il fallimento della nazionale al playoff mondiale con la Bosnia, e quella poltrona, rimasta vacante, è diventata immediatamente oggetto di una partita complessa.
I numeri del consenso e l’incontro programmato per il 20 aprile
Il dato numerico, del resto, parla chiaro: l’appoggio raccolto da Malagò ha superato le stesse aspettative degli organizzatori, con una percentuale schiacciante che lascia poco spazio a controcandidature in seno alla massima serie. Il presidente di Lega, Ezio Simonelli, in conferenza stampa ha annunciato che lunedì 20 aprile si terrà un incontro tra Malagò e i presidenti dei club di serie A, un vertice finalizzato a costruire il programma da presentare alle urne federali. Un passaggio, questo, che non è puramente formale, bensì rappresenta il primo banco di prova per verificare la tenuta della coalizione costruita attorno al nome dell’ex presidente del Coni. Le candidature, va ricordato, potranno essere depositate fino al 13 maggio, e quindi il tempo per eventuali colpi di scena non è ancora del tutto scaduto.
Abete rompe gli indugi e chiede lo stesso mandato dalla Lega dilettanti
Non è però solo Lotito a muovere critiche implicite al meccanismo. Giancarlo Abete, infatti, ha subito rotto gli indugi, annunciando una mossa che di fatto contrappone un altro fronte a quello della serie A. «Chiederò al Consiglio direttivo della Lega nazionale dilettanti – ha dichiarato Abete – di investirmi delle stesse titolarità di cui è stato investito il presidente Malagò». La sua strategia, per certi versi speculare, prevede di discutere prima i contenuti del programma e solo successivamente individuare il punto di caduta sui nomi. Un approccio, il suo, che cerca di ribaltare la logica del candidato imposto dall’alto, puntando invece a una condivisione più larga. Con la serie A che esprime il 18% dei voti totali per l’elezione del nuovo presidente Figc, il ruolo della Lega dilettanti (Lnd) e delle altre componenti diventa decisivo, e Abete intende giocarsi quella carta con determinazione.




