Montevarchi piange Rolando Nannicini, storico esponente della sinistra
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Redazione Interno
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È scomparso questa mattina, dopo una lunga malattia che lo aveva condotto dapprima all'ospedale San Donato di Arezzo e successivamente trasferito a Santa Maria alla Gruccia, Rolando Nannicini. La notizia della morte, avvenuta alle sei e trenta, ha rapidamente oltrepassato i confini del Valdarno Superiore, diffondendo un sentimento di perdita che tocca profondamente la scena politica regionale e non solo. Nannicini, che avrebbe compiuto ottant'anni il prossimo luglio, lascia la moglie Stefania e il figlio Tommaso; proprio quest'ultimo, economista di fama, ha seguito le orme paterne nel servizio alle istituzioni, ricoprendo incarichi di governo. La carriera del padre, d'altronde, si era sviluppata con coerenza lungo un solco tracciato fin dalla gioventù, quando la militanza nel Partito comunista italiano ne aveva forgiato l'impegno pubblico, portandolo dalle aule di scuola, dove insegnava matematica, a quelle del consiglio comunale e, infine, del Parlamento.
Dalla cattedra al comune: la formazione di un amministratore
Laureatosi in matematica all'Università di Firenze, Nannicini aveva scelto di trasmettere il sapere prima ancora di dedicarsi completamente all'agone politico. Questa esperienza, che qualcuno definisce fondamentale per comprendere il suo approccio metodico e concreto alle questioni pubbliche, costituì il preludio al suo ingresso nelle amministrazioni locali. La sua città natale, Montevarchi, divenne il primo e più duraturo terreno di applicazione del suo progetto politico, un progetto che, partendo dalle esigenze di un territorio ben definito, seppe poi allargare lo sguardo alle dinamiche nazionali. L'elezione a sindaco per due mandati consecutivi rappresentò, in tal senso, il banco di prova per quelle capacità di governo che sarebbero state riconosciute anche in seguito, quando il suo raggio d'azione si ampliò considerevolmente.
Il salto nazionale: tre legislature alla Camera
Il passaggio alla politica nazionale coincise con una fase delicata della storia repubblicana, quel periodo di transizione spesso ricordato come il trapasso dalla Prima alla Seconda Repubblica. Nannicini venne eletto alla Camera dei Deputati per tre legislature, dapprima con il simbolo de L'Ulivo e, successivamente, con quello del Partito Democratico, confermandosi così come uno dei punti di riferimento più solidi per la sinistra aretina e toscana. Il suo lavoro in Parlamento, che qualcuno descrive come instancabile e mai disgiunto dal legame con il territorio di origine, si concentrò su dossier complessi, sebbene il suo stile, improntato a una riservatezza non comune, abbia spesso evitato i riflettori più accecanti della cronaca romana. La sua azione, piuttosto, si dispiegò attraverso un costante lavoro di tessitura e mediazione, qualità che ne fecero un interlocutore rispettato ben oltre gli schieramenti di appartenenza.
Il cordoglio e gli ultimi saluti
I funerali si svolgeranno domani nella Collegiata di Montevarchi, luogo simbolico per una figura che ha segnato la vita civile della cittadina toscana. La cerimonia, come anticipato dalla famiglia, sarà strettamente privata, a conferma di quel riserbo che ha sempre caratterizzato l'uomo oltre che il politico. La sua scomparsa chiude un capitolo significativo per la politica del Valdarno, un capitolo che si intreccia indissolubilmente con le trasformazioni del Paese negli ultimi decenni. Mentre i messaggi di condoglianze, pervenuti da ogni parte d'Italia, continuano a giungere, il ricordo di Rolando Nannicini sembra già cristallizzarsi in quello di un politico di razza, formatosi nella provincia ma capace di interpretare con uguale efficacia le istanze di una nazione intera.
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