Byd, il chip Xuanji A3 a 4 nanometri è realtà: guida autonoma e produzione italiana nel mirino
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Redazione Economia
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Il colosso cinese dei veicoli a nuova energia, che ha da tempo superato i confini nazionali per imporsi come protagonista indiscussa della mobilità globale, ha alzato ulteriormente il tiro nella corsa alla guida intelligente. Durante l’evento strategico “Dare to Act” tenutosi presso il quartier generale di Shenzhen, l’azienda ha svelato il nuovissimo Driving SoC Xuanji A3, un chip sviluppato interamente in casa con un processo produttivo a 4 nanometri, una scelta tecnica che getta le basi per l’evoluzione dei sistemi di assistenza alla guida avanzata.
A presentarlo ufficialmente è stato lo stesso fondatore e amministratore delegato Wang Chuanfu, il quale ha sottolineato come questo componente rappresenti il primo esempio in Cina di silicio automobilistico in grado di infrangere la barriera dei 4 nm, equiparando la complessità della sua realizzazione a quella di un chip consumer da 2 nm.
L’annuncio, che segna un prima e un dopo nelle strategie di produzione interna del gigante asiatico, arriva a distanza di qualche mese dal lancio della rivoluzionaria Blade Battery, quasi a voler dimostrare come la transizione ecologica non possa prescindere da una parallela rivoluzione nell’elettronica di bordo e nella potenza di calcolo.
Potenza di calcolo e sicurezza: i numeri del nuovo processore
L’Xuanji A3, lungi dall’essere un semplice esercizio di stile tecnologico, è già entrato nella fase di produzione su larga scala, come confermato nel corso della conferenza stampa. Le specifiche tecniche parlano chiaro: parliamo di un chip con 16 core CPU e una larghezza di banda che raggiunge i 273 GB/s, ma il dato più impressionante riguarda la capacità di calcolo complessiva.
Quando montato in configurazione tripla all’interno del veicolo, la potenza elaborativa totale supera i 2100 TOPS, una soglia che gli consente di supportare nativamente i livelli di autonomia 3 e 4.
Per dare un’idea del salto di qualità, l’azienda dichiara che, grazie a un’approfondita ottimizzazione con gli algoritmi proprietari, l’utilizzo effettivo della potenza di calcolo (la cosiddetta “utilizzazione”) raddoppia rispetto agli standard del settore, mentre il consumo energetico per unità di calo risulta inferiore del 20% rispetto ai pari livello.
Per certificare l’affidabilità in condizioni estreme, il chip ha ottenuto il massimo riconoscimento in termini di sicurezza funzionale, il livello ASIL-D, un dettaglio non secondario per chi intende spingersi oltre nella delega della guida.
La scommessa industriale: produzione interna e riconversione europea
Dietro il lancio di questo semiconduttore si cela una strategia industriale di vastissima portata, che non riguarda solo la guerra tecnologica con le altre case costruttrici o i colossi americani delle piattaforme. BYD rivendica con orgoglio di essere l’unico costruttore al mondo a possedere l’intera catena del valore del chip, dalla definizione del progetto alla progettazione dei circuiti, fino alla fabbricazione delle wafer e al testing finale. Un’impresa resa possibile da un esercito di oltre 7.000 ingegneri dedicati e un investimento complessivo che supera i 100 miliardi di yuan. Ma ciò che fa tremare i polsi delle cancellerie europee, e in particolare di quella italiana, è la concreta volontà del gruppo di trasferire questa potenza di fuoco industriale anche sul suolo del Vecchio Continente.
A margine della presentazione, emergono con sempre maggiore insistenza indiscrezioni riguardanti il mirino puntato sugli stabilimenti in sofferenza di Cassino e Mirafiori, fabbriche storiche che potrebbero presto ospitare la produzione dei modelli del marchio cinese, il quale cerca in questo modo di aggirare le barriere doganali e accorciare le distanze logistiche dal mercato europeo.
Responsabilità e algoritmi: la nuova frontiera della guida assistita
Non basta avere l’hardware più potente se poi il software non è in grado di interpretare correttamente la realtà, e su questo fronte BYD ha scelto di giocare d’anticipo con una mossa che ha dell’incredibile per il settore. L’azienda ha infatti annunciato che offrirà un “patto di salvataggio” (safety net) di un anno per la funzione di navigazione urbana (City领航) dei suoi veicoli di ultima generazione.
In termini pratici: se durante l’uso del sistema di guida assistita dovesse verificarsi un incidente di cui il veicolo è ritenuto responsabile, la casa automobilistica si farà carico degli interi costi economici, coprendo le riparazioni dell’auto, i danni a terzi e le spese mediche. Un’iniziativa che fa seguito a quella già annunciata nel 2025 per il parcheggio automatico, e che dimostra un livello di fiducia nei propri mezzi (e una capacità di assumersi i rischi) finora inedito per un produttore globale.
Wang Chuanfu ha parlato chiaramente di tre obiettivi per il “secondo tempo” dell’automotive: zero incidenti, super autista e super segretario. Obiettivi ambiziosi che poggiano sulle spalle di un sistema (il “God's Eye” o “Tian Shen Zhi Yan”) che, aggiornato alla versione 5.0, promette di trasformare radicalmente il rapporto tra uomo e macchina, rendendo obsoleta la distinzione tra guida attiva e semplice supervisione.




