Aggressione a Milano, studentessa violentata al parco Segantini: il 26enne finisce ai domiciliari

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il pedinamento è iniziato in metrò, alla fermata Romolo della linea verde. L’aggressione alle spalle, la caduta a terra sull’asfalto di viale Liguria, poco prima di piazza Belfanti, e la fuga del violentatore: è questa la sequenza dell’incubo vissuto lo scorso 2 agosto da una studentessa universitaria di 20 anni.

Perché la ragazza, che si trovava da sola a piedi e stava attraversando la strada per rientrare a casa, è stata afferrata con forza da dietro da uno sconosciuto, il quale non l’ha lasciata nemmeno dopo le sue disperate urla di paura, benché nessuno, in quei venti secondi drammatici che lei stessa ha poi ricostruito a verbale, sia accorso in suo aiuto. E mentre la giovane tentava invano di divincolarsi, l’aggressore ha consumato la violenza sessuale per poi dileguarsi nel nulla, lasciando la vittima in stato di shock.

L’arresto del bancario dopo due settimane di indagini

Dopo neanche due settimane di indagini serrate, gli agenti della squadra Mobile di Milano sono riusciti a mettere un nome e un volto a quel volto sconosciuto: il presunto responsabile, un 26enne italiano di origini colombiane, è stato fermato il 14 agosto e si trova ora agli arresti domiciliari con l’accusa di violenza sessuale.

A incastrarlo, come spesso accade in questi casi, sono stati i video dei sistemi di videosorveglianza della zona e i tatuaggi che lo rendevano riconoscibile, elementi che hanno permesso agli investigatori di ricostruire i movimenti dell’uomo e di collegarlo inequivocabilmente all’aggressione di quella sera d’estate. L’indagato, che risiede a Milano da circa un anno dopo aver studiato all’estero, lavorava come dipendente in una banca, un impiego che non gli ha impedito di trasformarsi, secondo l’accusa, in un predatore solitario.

La sorpresa dei genitori e il rientro per Ferragosto

Quando la polizia si è presentata alla sua porta, l’uomo ha mostrato sorpresa, come se nulla fosse, quasi a voler allontanare da sé ogni sospetto. Era tornato a casa dai genitori per le vacanze di Ferragosto, nella provincia di Reggio Emilia, trascorrendo i giorni di festa in famiglia e cercando di dare l’impressione di una normalità che, tuttavia, gli investigatori hanno prontamente smontato.

Il suo passato, in realtà, non è privo di ombre: in precedenza, infatti, il 26enne era già stato ammonito per stalking nei confronti della ex fidanzata, un campanello d’allarme che ora riemerge con forza alla luce dei fatti contestati. E mentre la vittima, ancora scossa dall’accaduto, collabora con la giustizia, il tribunale dovrà valutare le prove raccolte, tra cui le immagini delle telecamere e i tatuaggi che hanno inchiodato il sospettato, in un quadro investigativo che appare solido e privo di apparenti zone d’ombra.

Il dramma della violenza e le indagini della Mobile

La dinamica dell’aggressione è stata ricostruita con precisione: l’uomo ha seguito la ragazza dalla fermata della metropolitana, attendendo il momento opportuno per agire alle spalle, in un punto isolato di viale Liguria dove le urla della studentessa non hanno trovato orecchie disposte ad ascoltare. La caduta a terra, gli abusi e la fuga si sono consumati in un lasso di tempo brevissimo, ma sufficiente a lasciare un segno indelebile nella vita della ventenne, che ha avuto il coraggio di denunciare tutto alle forze dell’ordine, fornendo elementi cruciali per le indagini.

Gli agenti della Mobile, coordinati dalla procura, hanno così messo a confronto i filmati della zona, le testimonianze e i particolari fisici del sospettato, arrivando all’arresto che ha portato il 26enne ai domiciliari, in attesa di ulteriori sviluppi processuali, con la speranza che giustizia possa essere fatta per quella che si configura come una delle violenze più brutali degli ultimi mesi nel capoluogo lombardo.

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