Ebola in Congo, via ai test per il nuovo vaccino. Oltre 2.500 vittime e una corsa contro il tempo
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Redazione Salute
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La dichiarazione di emergenza sanitaria internazionale risaliva ormai a poco più di due mesi fa, esattamente sessantotto giorni, quando il 24 luglio un primo volontario ha ricevuto la dose sperimentale del vaccino ChAdOx1 BDBV.
Un gesto apparentemente minimo, quello dell'ago che penetra la pelle e della fiala che si svuota, ma dietro quella puntura si nascondeva una macchina organizzativa capace di ridurre i tempi del progetto alla sperimentazione umana in sole otto settimane, una velocità quasi impensabile per gli standard della ricerca farmacologica, resa necessaria dall'urgenza dettata dall'andamento dell'epidemia che nella Repubblica Democratica del Congo continuava intanto ad allargare la sua morsa.
Il bilancio delle vittime e la letalità del virus
I numeri, del resto, parlano chiaro e disegnano un quadro drammatico: le vittime accertate hanno ormai superato quota 2.500, mentre i contagi totali hanno raggiunto la soglia dei 5.300 casi, cifre che collocano questa epidemia al secondo posto tra le più letali nella storia del Paese per quanto riguarda il virus Ebola. Il tasso di mortalità, che si attesta attualmente al 47,6 per cento, resta drammaticamente alto, anche se inferiore a quello registrato durante la terribile ondata che tra il 2014 e il 2016 colpì l'Africa occidentale provocando 11.000 morti e oltre 28.000 contagi, un'emergenza che ancora oggi rappresenta il punto di riferimento negativo per gli epidemiologi di tutto il mondo.
L'appello di Papa Leone XIV
Proprio mentre gli scienziati correvano per mettere a punto un argine alla diffusione del virus, dalla finestra dello studio del Palazzo Apostolico Vaticano è giunta la voce di Papa Leone XIV che, durante i saluti successivi alla recita dell'Angelus domenicale, ha voluto rivolgere un pensiero particolare alla martoriata regione africana.
"Nella mia preghiera ricordo spesso la Repubblica Democratica del Congo in particolare per il diffondersi dell'epidemia di Ebola che purtroppo sta provocando molte vittime", ha dichiarato il Pontefice rivolgendosi ai fedeli e ai pellegrini riuniti in Piazza San Pietro, sottolineando con forza la necessità di una mobilitazione internazionale.
"Incoraggio una risposta da parte della comunità internazionale che coinvolga anche le comunità locali nell'opera di prevenzione per salvare tante vite umane", ha aggiunto, un invito che suona come una sollecitazione concreta a non lasciare sola la popolazione congolese di fronte a una delle sfide sanitarie più complesse del decennio.
La corsa al vaccino e le sfide sul campo
La sperimentazione del nuovo vaccino, che ha ricevuto il via libera dalle autorità sanitarie congolesi e internazionali in tempi record, rappresenta una delle poche luci in un panorama altrimenti dominato dall'emergenza, se si considera che il virus continua a mietere vittime in quelle stesse foreste pluviali del Kivu dove la popolazione locale ha imparato fin dall'infanzia l'arte dell'invisibilità, un "superpotere" sviluppato per sfuggire non solo ai predatori della giungla ma anche agli invasori stagionali, guerrieri-soldati provenienti da Uganda, Ruanda e Burundi, che periodicamente
Occupano le terre e si appropriano delle risorse minerarie e dei legni pregiati. In questo contesto, il lavoro degli operatori sanitari si scontra quotidianamente con difficoltà logistiche e con la diffidenza di comunità che hanno imparato a diffidare di qualunque straniero, e il gesto del volontario che ha ricevuto la prima dose del vaccino ChAdOx1 BDBV assume così il valore di un simbolo, la speranza che la scienza possa finalmente porre un freno a un'epidemia che, come un'ombra, continua a incombere su una delle regioni più instabili e dimenticate del continente africano.
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