Seul, la Corte suprema conferma la destituzione di Yoon Suk-yeol
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Redazione Esteri
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La Corte costituzionale sudcoreana ha deciso all’unanimità di rimuovere Yoon Suk-yeol dalla carica di presidente, confermando l’impeachment votato dal Parlamento e ponendo fine a un dibattimento che, per durata e complessità, non aveva precedenti nella storia del Paese. Con otto voti favorevoli su otto, i giudici hanno stabilito che Yoon, accusato di aver violato la Costituzione tentando di imporre la legge marziale lo scorso dicembre, non può più esercitare le sue funzioni.
La sentenza, letta dal giudice capo facente funzione Moon Hyung-bae e trasmessa in diretta nazionale, ha avuto effetto immediato, costringendo la Corea del Sud a indire elezioni anticipate entro sessanta giorni. La data più probabile, secondo le prime indiscrezioni, sarebbe il 3 giugno, mentre il potere esecutivo passerà temporaneamente al primo ministro Kim Han-sik.
Quella notte tra il 3 e il 4 dicembre 2024, quando il governo aveva dichiarato lo stato di emergenza – una misura mai adottata in tempi democratici – aveva segnato l’inizio della crisi istituzionale. Le proteste, inizialmente pacifiche, si erano trasformate in scontri dopo l’intervento delle forze dell’ordine, alimentando l’ondata di indignazione che aveva portato all’avvio della procedura di impeachment.
Mentre i giudici emettevano il verdetto, migliaia di persone riunite nelle strade di Seul hanno seguito l’annuncio sui maxischermi, esultando al momento della pronuncia. Yoon, che aveva sempre respinto le accuse definendole un "tentativo di colpo di Stato giudiziario", non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche dopo la decisione.




