Nove anni per la morte di Bader, il giudice condanna i due imputati per l’omicidio del cuoco 19enne

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A dieci mesi esatti da quel 25 aprile in cui la zona della Barca, a Bologna, divenne teatro di una violenza in morte, il giudice per le udienze preliminari Letizio Magliaro ha depositato la sentenza che chiude il primo capitolo giudiziario sulla fine di Eddine Bader Essefi, il diciannovenne cuoco di origine tunisina ucciso al culmine di una lite scaturita, secondo quanto ricostruito, da futili motivi. Il magistrato, al termine del processo celebrato con rito abbreviato, ha condannato a nove anni di reclusione ciascuno Charlie Sarcinelli, ventinovenne bolognese, e Badreddine Krimi, trentunenne di origine tunisina, riconosciuti colpevoli di omicidio preterintenzionale aggravato. La richiesta del pubblico ministero Andrea De Feis, che aveva coordinato le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo fin dai momenti successivi al ritrovamento del Corpo, era stata più severa, attestandosi su dodici anni, ma l’accesso al rito alternativo, con la conseguente riduzione di un terzo della pena, ha portato al computo finale sancito dal gup -2-3.

La vicenda processuale ha cosí raggiunto una prima definizione per i due imputati, legati tra loro da un rapporto di parentela – Sarcinelli è cognato di Krimi – e accomunati, nella notte tra il 25 e il 26 aprile dell’anno precedente, da una reazione spropositata che non diede scampo al giovane Bader. Secondo quanto emerso dalle carte dell’inchiesta e ribadito durante le fasi dibattimentali, l’aggressione si consumò in tre distinti momenti, una progressione di violenza che vide il diciannovenne prima coinvolto in una colluttazione nelle vicinanze di un locale, poi inseguito e infine raggiunto in via Colombi, dietro la chiesa di Sant’Andrea della Barca, dove venne colpito ripetutamente con calci, pugni, ginocchiate al volto e, verosimilmente, anche con un oggetto contundente che gli avrebbe provocato un’emorragia fatale -2-5. Un ruolo decisivo, nell’economia del processo e nella ricostruzione dei fatti, lo ha giocato la testimonianza della giovanissima fidanzata della vittima, all’epoca quindicenne, presente durante le prime fasi della lite e poi corsa sul luogo dove Bader giaceva esanime; la sua deposizione, cristallizzata in incidente probatorio per preservarla da eventuali condizionamenti, è stata ritenuta coerente e determinante dagli inquirenti -7.

La dinamica dell’aggressione e il ruolo decisivo della testimonianza

La sera in cui Bader perse la vita, il diverbio, nato apparentemente da una provocazione legata all’offerta di denaro ad alcuni giovani, degenerò in pochi istanti. Sarcinelli, sopraggiunto in scooter, e Krimi non si fermarono neppure dopo che il cuoco diciannovenne, sanguinante, era riuscito a divincolarsi e a fuggire; lo inseguirono, e fu in quella fase, non ripresa da telecamere di sorveglianza, che i colpi inferti risultarono letali. I due imputati, assistiti rispettivamente dagli avvocati Roberto D’Errico e Luciano Bertoluzza, hanno sempre sostenuto una versione differente, attribuendo la morte a una fatale caduta sull’asfalto, ma l’autopsia ha escluso questa eventualità, evidenziando come il trauma cranico che ne ha causato il decesso fosse compatibile con i colpi ricevuti e non con un semplice tonfo a terra -8. Allo stato attuale, Sarcinelli si trova ai domiciliari con braccialetto elettronico, mentre Krimi resta detenuto in carcere -2-3.

Oltre alla condanna penale, il giudice ha disposto una provvisionale immediatamente esecutiva di diecimila euro in favore dei genitori della giovane vittima, che si erano costituiti parte civile assistiti da un’avvocata del foro di Milano -2. Bader, arrivato in Italia anni fa come minore non accompagnato, aveva frequentato corsi professionali e lavorava come aiuto cuoco in un locale di via Saragozza, sognando di aprire una pasticceria e mandando parte dei suoi guadagni alla famiglia rimasta in Tunisia; una vita di integrazione e sacrifici spezzata in pochi minuti di quella che, per i due condannati, l’ordinanza del gip aveva definito l’intenzione di dare una semplice "lezione" -4-6-8.

Le conseguenze giudiziarie e la posizione dei due condannati

Le motivazioni della sentenza, come prassi, verranno depositate entro i prossimi novanta giorni, e solo allora sarà possibile comprendere nel dettaglio il ragionamento giuridico che ha portato il giudice a quantificare in nove anni la pena per ciascuno, discostandosi dalle richieste dell’accusa. Il processo, celebratosi con rito abbreviato, ha consentito di giungere a una definizione relativamente rapida del primo grado, ma l’iter giudiziario potrebbe ovviamente proseguire nei gradi successivi di giudizio. Per il quartiere della Barca, e per quanti conoscevano il ragazzo, la sentenza rappresenta un punto fermo in una storia che aveva suscitato profonda commozione e sgomento, anche per la giovane età della vittima e per la traiettoria di riscatto sociale che stava compiendo, resa ancora più amara dalla futilità del movente che ne ha provocato la morte.

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