Affitti brevi, l'Emilia-Romagna si adegua alla spinta delle Regioni dopo il via libera della Corte
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Redazione Interno
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Con un iter legislativo che, dopo le ultime consultazioni, dovrebbe concludersi in giornata, l'Emilia-Romagna si appresta ad approvare una norma che regolerà in maniera stringente il settore degli affitti a breve termine, seguendo un solco già tracciato da altre realtà regionali e ora rinsaldato da una recente pronuncia della Corte Costituzionale. Il progetto di legge, fortemente voluto dalla giunta guidata da De Pascale, consegna ai sindaci uno strumento operativo decisivo: la possibilità di gestire, a livello comunale, l'apertura di nuove strutture ricettive di questo tipo. Il meccanismo, tecnicamente, si fonda sull'introduzione di una specifica destinazione d'uso, denominata "locazione breve", alla quale tutte le unità immobiliari impiegate per affitti di breve periodo dovranno obbligatoriamente conformarsi, vincolando così le scelte dei proprietari a una pianificazione urbanistica che i Comuni potranno modulare in base alle esigenze dei territori.
Il precedente toscano e il principio della funzione sociale
La scelta dell'Emilia-Romagna, che pure ha generato malumori tra una parte dei gestori, arriva in un quadro giuridico ormai chiarito in via definitiva. Pochi giorni fa, infatti, la Corte Costituzionale ha respinto l'impugnazione presentata dal Governo contro il testo unico del turismo della Regione Toscana, una legge che, con i suoi articoli più incisivi, poneva limiti analoghi alla proliferazione degli affitti brevi. I giudici della Consulta, nella loro motivazione, hanno riconosciuto che le norme regionali "determinano un’ingerenza nelle libere scelte dei proprietari", ma hanno altresì stabilito che tale intervento è pienamente giustificato, poiché volto a perseguire una "funzione sociale" in modo proporzionato. L'obiettivo dichiarato, e ora legittimato, è quello di contenere gli effetti negativi del cosiddetto "overtourism" e di regolamentare il mercato delle strutture extra-alberghiere, bilanciando il diritto di proprietà con le esigenze collettive.
La reazione politica e il nuovo quadro normativo
La sentenza è stata accolta come una "grande vittoria" dal presidente della Regione Toscana, che aveva difeso la bontà e la modernità della propria legge fin dal momento dell'impugnazione governativa. Questo pronunciamento, di fatto, non solo convalida il modello toscano ma apre la strada, senza più ostacoli di incostituzionalità, a tutte le altre Regioni intenzionate a percorrere la stessa via. In Emilia-Romagna, gli assessori competenti, Giovanni Paglia e Roberta Frisoni, hanno sottolineato come l’approvazione della nuova legge proceda "nell’interesse delle cittadine e dei cittadini", fissando quei paletti considerati necessari per ridisegnare un'offerta che, in molte città d'arte o in località costiere, aveva assunto dimensioni ritenute ormai critiche per il tessuto sociale e abitativo.
Le implicazioni pratiche per il mercato immobiliare
L'introduzione della nuova destinazione d'uso specifica rappresenta, in concreto, uno snodo cruciale per il futuro del settore. I Comuni, da Bologna alla Riviera romagnola, potranno ora decidere, attraverso i propri piani urbanistici, in quali zone e in quale misura autorizzare l'apertura o la conversione di immobili in alloggi per locazione breve. Questo passaggio burocratico, apparentemente tecnico, sottrae il fenomeno alla logica del mercato totalmente libero e lo sottopone alle scelte di programmazione degli enti locali, i quali dovranno valutare l’impatto sul decoro urbano, sulla disponibilità di case per residenti e sulla vivibilità dei centri storici. Una svolta che, se da un lato incide sulla libertà di iniziativa economica, dall'altro viene giustificata dalle istituzioni regionali come una tutela indispensabile per il bene comune, soprattutto in un contesto nazionale dove gli affitti brevi hanno sollevato questioni sociali di non facile soluzione.
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