“Daredevil: Rinascita” 2, il penultimo episodio tra??ritorno di Jessica Jones e una morte aggiunta in post-produzione
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Redazione Cultura e Spettacolo
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È curioso come a volte le storie più violente nascano proprio in fase di montaggio, lontane dal frastuono del set. Nel settimo episodio della seconda stagione di “Daredevil: Rinascita”, quello andato in onda su Disney+ il 28 aprile, la scena che più ha scosso gli spettatori – la morte del vice sindaco Daniel Blake per mano del braccio destro di Kingpin, Buck Cashman – non era affatto prevista nel copione originale. A rivelarlo è stato lo showrunner Dario Scardapane, il quale ha spiegato che la sequenza, girata con un finale decisamente più clemente (Cashman puntava l’arma ma non premeva il grilletto), è stata stravolta in post-produzione. La pallottola che ha spento la vita del personaggio interpretato da Michael Gandolfini, infatti, è stata letteralmente disegnata al computer, una scelta drastica dettata dalla volontà di non lasciare nulla di intentato nella caratterizzazione dei due uomini di fiducia di Wilson Fisk. “Lui e Buck, nella loro contorta amicizia, dovevano essere fedeli a se stessi”, ha dichiarato Scardapane, ammettendo che lasciarlo in vita sarebbe stato “insignificante”.
Il fantasma di Luke Cage e la Resistenza di Jessica Jones
Se le morti fanno da contraltare alla violenza crescente della serie, è nei dialoghi che troviamo i veri legami con il più ampio universo Marvel delle serie Netflix. Dopo settimane di accenni, nell’episodio 7 si materializza finalmente il nome di Luke Cage. Viene menzionato da Mr. Charles, l’agente della CIA interpretato da Matthew Lillard, il quale rivela a Jessica Jones che Luke è attualmente disperso all’estero per “l’opera del Signore”. Una motivazione fumosa che tiene il personaggio – e le sue sorti – lontano dalla scena, lasciando Jessica a gestire da sola la pressione. Lei, dal canto suo, non sembra saperne molto di più, una circostanza che getta un’ombra di mistero sul futuro del potente e su quella che potrebbe essere la loro figlia Danielle. Ma la vera svolta per l’eroina privata arriva sul finale: ferito e sanguinante dopo l’agguato subito fuori dal municipio, Matt Murdock si rifugia nella Clinton Church. È lì che lo raggiunge Jessica Jones, la quale decide ufficialmente di schierarsi al suo fianco contro la dittatura del sindaco Fisk. È questa la scintilla che riaccende lo spirito dei Difensori, un’alleanza che si preannuncia cruciale per l’epilogo della stagione.
Rimandi al passato e il peso dei fantasmi di Karen
La tensione legale e psicologica che avvolge Karen Page trova spazio in una conversazione tesa con la sua terapista, Heather Glenn. Quest’ultima, cercando di scalfire l’armatura della ragazza, tira fuori dal passato due spettri ben precisi. Da un lato c’è Frank Castle, il Punitore; il rapporto complesso e magnetico che lega Karen all’ex marine viene nuovamente evocato, a testimonianza di un legame che – sebbene ora lei sia sentimentalmente legata a Matt – resta una cicatrice indelebile nel personaggio. Dall’altro lato, e forse ancor più doloroso, c’è il fratello minore Kevin. Heather Glenn chiede a Karen che tipo di persona uccida il proprio fratello, un pugno nello stomaco che riapre la vecchia ferita dell’incidente automobilistico di Fagan Corners, quando Karen era alla guida. Questa perdita, già esplorata nella terza stagione della serie madre, viene qui riproposta come la radice ultima della fuga di Karen e delle sue scelte autodistruttive, dimostrando come il dolore per la perdita di una famiglia possa modellare le paure più intime di una persona.
La colonna sonora del caos e la redenzione impossibile
A fare da contrappunto alla degenerazione degli scontri di piazza davanti al municipio – dove la protesta si trasforma presto in un bagno di sangue – ci pensa la malinconia disillusa di David Bowie. Il brano “It Ain’t Easy” accompagna le immagini della guerriglia urbana con un senso di fatica esistenziale che calza a pennello per un mondo in cui distinguere il bene dal male è diventato un lusso che nessuno può più permettersi. In questo contesto di caos totale, spicca la scelta narrativa legata a Bullseye. Pur odiandolo visceralmente per le vittime che gli ha portato via (l’amico Foggy Nelson, Padre Lantom, ma anche l’agente Ray Nadeem), Daredevil decide di lasciarlo andare. Lo sfida a compiere “una buona azione”, dando il via a un potenziale (e ambiguo) arco di redenzione per Benjamin Poindexter, il quale accetta di proteggere la governatrice minacciata da Fisk. Un azzardo narrativo che gioca con la natura psicotica del personaggio, lasciando intendere che forse, in questo inferno di mattoni e sangue, anche i mostri potrebbero scegliere da che parte stare, almeno per una notte.




