La stretta di Bruxelles sul debito e quella flessibilità (energetica) concessa all’Italia
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Redazione Interno
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Il messaggio che arriva dalla Commissione europea, attraverso il corposo Pacchetto di primavera del Semestre europeo presentato il 3 giugno, è duplice e solo apparentemente contraddittorio: da un lato, infatti, arriva il tanto atteso via libera a una maggiore flessibilità di spesa per affrontare la crisi energetica, una vittoria che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha accolto con soddisfazione definendola “impensabile” fino a pochi mesi fa; dall’altro, però, Bruxelles non ha alcuna intenzione di allentare la presa sul controllo del debito pubblico italiano, anzi, lo segnala
lapresse
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Come una vulnerabilità cronaca destinata a peggiorare nei prossimi due anni. È in questo equilibrio instabile, tra la necessità di investire nella transizione e quella di non far deragliare i conti, che si muove l’analisi della Commissione, la quale ha ufficialmente riconosciuto che l’Italia ha preso “misure efficaci” per correggere il deficit eccessivo, pur mantenendo attiva la procedura che ci riguarda. milanofinanza +3
Uno 0,3% per l’energia, ma niente sconti sulle bollette
Il cuore della trattativa – e della vittoria italiana – riguarda la possibilità di utilizzare fino allo 0,3% di Prodotto Interno Lordo aggiuntivo in deficit per ciascuno degli anni compresi tra il 2026 e il 2028, una misura che, di fatto, offre a Roma un margine di manovra stimato intorno ai 14 miliardi di euro in tre anni. quifinanza +3
Va chiarito, tuttavia, che questa flessibilità non rappresenta un assegno in bianco: il commissario Valdis Dombrovskis ha specificato che lo scopo principale di questa deroga è rafforzare la “resilienza strutturale” del sistema energetico, il che significa che i fondi dovranno essere indirizzati verso investimenti concreti – come lo stoccaggio di batterie, le pompe di calore o il fotovoltaico – e non potranno essere bruciati per sovvenzionare le bollette o tagliare le accise alla pompa di benzina. quifinanza +3
Una distinzione, quest’ultima, non da poco: se è vero che l’Italia aveva chiesto margini per tamponare l’emergenza sociale, Bruxelles ha ribadito che finanziare la domanda di combustibili fossili sarebbe non solo inefficace ma controproducente, rischiando di incentivare i consumi invece di ridurli. milanofinanza +3
Debito in salita e produttività ferma: i nodi irrisolti per l’Italia
Se sul versante energetico arriva un segnale di apertura, sul fronte dei conti pubblici il verdetto di Bruxelles resta severo, con l’Italia che si conferma uno dei paesi europei in “squilibrio macroeconomico”. milanofinanza +3
Secondo le analisi contenute nei “Rapporti paese”, la nostra incidenza del debito sul Pil, dopo essere scesa nel periodo post-pandemico, è tornata a salire nel 2024 e nel 2025, e le previsioni indicano purtroppo che questo trend proseguirà anche nel 2026 e nel 2027, complici una crescita nominale del Pil più debole del previsto e l’effetto ritardato dei vecchi crediti d’imposta legati all’edilizia. tn +3
A preoccupare la Commissione non è solo l’ammontare del debito in sé, ma la sua qualità: le raccomandazioni specifiche per l’Italia sottolineano infatti la necessità di abbinare una politica fiscale prudente a riforme che possano davvero aumentare la produttività del sistema, un tallone d’Achille storico del nostro Paese che frena la competitività e la crescita dei salari. agenziagiornalisticaopinione +3
Lavoro e innovazione: le priorità del pacchetto primavera
Per questo motivo, il “Pacchetto di primavera” non si limita a imporre vincoli, ma delinea anche una road map precisa su tre grandi aree di intervento: il controllo della spesa pubblica (attraverso le “revisioni della spesa”), il rafforzamento del mercato del lavoro e l’accelerazione sugli investimenti in innovazione. ilsole24ore +3
Dombrovskis ha parlato chiaramente di “divario di innovazione” da colmare, suggerendo che senza un miglioramento del contesto imprenditoriale e senza un uso più efficiente dei fondi, nemmeno la flessibilità ottenuta sarà sufficiente a rilanciare l’economia reale. lapresse +3
Sul fronte occupazionale, infine, la commissaria Roxana Minzatu ha evidenziato un paradosso: nonostante il tasso di occupazione sia migliorato, il potenziale della forza lavoro non viene sfruttato appieno, e ben il 77% delle imprese europee lamenta una carenza di competenze come ostacolo principale agli investimenti, un problema che richiede un approccio più “umano” alla competitività, basato su formazione e condizioni di lavoro dignitose. lapresse +3




