Stefano Accorsi e la lezione contro i pregiudizi

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   «Un film contro i pregiudizi su stalking e manipolazione»: è questa, nelle parole di Stefano Accorsi, l’anima de “La lezione”, pellicola di Stefano Mordini presentata alla Festa del Cinema di Roma e attesa nelle sale dal prossimo marzo. L’attore, che nel film interpreta il professor Angelo Valder, ha sottolineato come il cinema conservi ancora la possibilità, non scontata, di raccontare la complessità, allontanandosi da una visione semplicistica e manichea di temi così spinati e attuali. L’interesse per la pellicola, ha spiegato, è nato proprio dall’intenzione di esplorare una molteplicità di punti di vista, senza facili categorizzazioni.

La trama del film

La storia, un thriller psicologico che si addentra nei meandri dello stalking e della violenza di genere, vede protagonista Matilda De Angelis nei panni di Elisabetta, un’avvocatessa di talento. È lei, in un primo momento, a difendere con successo l’accademico dall’accusa di violenza sessuale, dopo che la presunta vittima ha ritirato la denuncia in tribunale, definendo il rapporto come consenziente. La vicenda giudiziaria, però, non si esaurisce con l’assoluzione, poiché Valder, reintegrato nell’ateneo ma relegato a incarichi marginali, decide di citare in giudizio l’università stessa per mobbing, chiedendo ancora una volta l’assistenza legale di Elisabetta.

Il contesto della Festa di Roma

Alla Festa del Cinema di Roma, il film è stato al centro dell’ottava serata, portando all’attenzione del pubblico, oltre ai temi della violenza di genere, la percezione dell’altro e il peso dei traumi irrisolti. I due interpreti principali, Accorsi e De Angelis, hanno condiviso il tappeto rosso per promuovere un’opera che si propone di scuotere gli animi e stimolare una riflessione profonda, mentre i riflettori si accendevano anche sugli abiti indossati dalla cast, come lo splendido vestito nero con peplo dell’attrice bolognese.

Le sfide narrative

Quella raccontata da Mordini, nonostante le intenzioni dichiarate di affrontare la materia con sfumature, è stata definita da alcune voci come una pellicola che soffrirebbe di una certa incoerenza drammaturgica. La trama, che si dipana tra il tribunale e le aule universitarie, cerca di tenere insieme il thriller psicologico con l’indagine sociale, mostrando i risvolti ambigui di una relazione professionale che si trasforma in qualcosa di più insidioso e pericoloso, dove i confini tra vittima e carnefice appaiono volutamente sfumati.

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