Cremlino, telefonata Putin-Trump: Witkoff e Kushner disponibili a tornare a Mosca

Cremlino, telefonata Putin-Trump: Witkoff e Kushner disponibili a tornare a Mosca
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una lunga telefonata, della durata di circa 85 minuti, ha collegato nella giornata di ieri il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il leader russo Vladimir Putin. Il colloquio, avvenuto in occasione del Giorno dell'Indipendenza americana, è stato confermato dal Cremlino, con il consigliere presidenziale Yuri Ushakov che ha fornito i primi dettagli sullo scambio, incentrato principalmente sul conflitto in Ucraina e sulle prospettive per una sua risoluzione.

Ushakov ha descritto il tono della conversazione come "costruttivo" e "concreto", sottolineando come i due leader abbiano affrontato le questioni internazionali più urgenti con un approccio diretto.

La disponibilità di Trump e il ruolo degli inviati speciali

Nel corso del colloquio, il presidente Trump ha ribadito la propria disponibilità a facilitare una rapida cessazione delle ostilità in Ucraina, un impegno che intende rilanciare in occasione del prossimo vertice Nato in programma ad Ankara il 7 e 8 luglio. A dare sostanza a questa offerta è la prospettiva di una nuova missione a Mosca degli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, figure chiave nel tentativo di mediazione tra le parti.

Stando a quanto riferito da Ushakov, i due emissari sono pronti a tornare nella capitale russa non appena le condizioni lo renderanno opportuno, proseguendo il lavoro per trovare un'intesa che ponga fine al conflitto.

La posizione russa e la telefonata con Zelensky

Dal canto suo, il presidente Putin ha ribadito la posizione russa, manifestando la preferenza per una soluzione politico-diplomatica del conflitto, che tenga tuttavia conto degli "approcci fondamentali" di Mosca. In parallelo al colloquio con Putin, anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha avuto una conversazione telefonica con Trump, definita "molto positiva".

Zelensky ha sottolineato l'importanza della determinazione americana per porre fine alla guerra, auspicando che gli Stati Uniti continuino a giocare un ruolo centrale nel sostenere l'Ucraina e nel favorire un processo di pace. I due presidenti hanno concordato di proseguire il confronto diretto in occasione del vertice Nato di Ankara.

Sfide e ostacoli sul campo

Nonostante gli sforzi diplomatici, la situazione sul campo resta complessa. Secondo fonti russe, Putin ha descritto a Trump l'andamento delle operazioni militari, rivendicando avanzamenti delle proprie truppe lungo la linea del fronte. In particolare, Mosca ha dichiarato la conquista della città di Kostiantynivka, un'importante roccaforte ucraina, una rivendicazione però prontamente smentita da Kiev e dallo stato maggiore ucraino, che hanno assicurato che le proprie forze mantengono ancora il controllo della località.

Questo scambio di dichiarazioni evidenzia quanto il divario tra le posizioni sul campo e le rivendicazioni politiche sia ancora ampio. Nel frattempo, l'offensiva aerea russa continua a colpire diverse aree dell'Ucraina, come dimostra il raid su Zaporizhzhia che ha danneggiato un palazzo residenziale, facendo temere vittime tra la popolazione civile. Le prossime settimane, con il vertice Nato di Ankara e gli sviluppi della missione di Witkoff e Kushner, si prospettano decisive per capire se la strada verso un negoziato possa concretizzarsi o se le ostilità proseguiranno senza sosta.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.