Polizia e accuse di razzismo, il rapporto Ecri e le reazioni
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Redazione Interno
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Il recente rapporto dell'Ecri (Commissione contro il razzismo e l'intolleranza del Consiglio d'Europa) ha sollevato un acceso dibattito in Italia, in particolare per quanto riguarda le accuse di razzismo rivolte alle forze dell'ordine. Il documento, infatti, mette in evidenza la pratica del "racial profiling", ossia i controlli e i fermi di polizia basati sull'origine etnica, e richiama l'Italia a combattere l'incitamento all'odio da parte di personaggi pubblici. Tuttavia, il rapporto non si limita a criticare, ma riconosce anche alcune buone pratiche adottate dal Paese, come l'introduzione dell'educazione civica nelle scuole e lo sviluppo di un sistema di raccolta dati sugli episodi di bullismo.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Il presidente Sergio Mattarella, pur esprimendo stupore per l'allarme contenuto nel rapporto, ha telefonato al Capo della Polizia per manifestare la sua vicinanza. Tuttavia, non ha fatto altrettanto con le vittime delle gravi inchieste per torture e violenze che coinvolgono le forze dell'ordine, quasi sempre cittadini migranti. Questo ha suscitato ulteriori polemiche, con alcuni esponenti delle forze dell'ordine che hanno difeso il loro operato, sottolineando episodi di salvataggio e interventi umanitari.
In particolare, il sindacalista Romano del SIULP ha invitato il presidente dell'Ecri, Bertil Cottier, a conoscere da vicino il lavoro della polizia italiana, mostrando foto e video di agenti impegnati in operazioni di salvataggio. Tra questi, l'immagine di un poliziotto sospeso nel vuoto su un cavalcavia per salvare un uomo deciso a suicidarsi e il video di colleghi sul tetto di un palazzo di otto piani che salvano una donna.
Il rapporto Ecri, pur riconoscendo le buone pratiche adottate dall'Italia, ha messo in luce la necessità di vigilare affinché le forze dell'ordine non ricorrano a pratiche discriminatorie.




