Strade Bianche, Pogacar vince con una fuga da 78 km e non gli piacciono i 30 km finali in più

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Il copione, in fondo, non è cambiato. Le colline toscane, quelle che da San Miniato scendono verso Siena e che si tingono di quel bianco calcare così caratteristico, hanno assistito all’ennesima processione laica in onore di Tadej Pogacar. Il campione del mondo, che quest’anno ha deciso di aprire la sua stagione proprio qui, è ripartito da dove aveva lasciato lo scorso ottobre, cioè in cima al mondo. Lo ha fatto con una corsa che di emozionante, per la lotta per il successo finale, ha avuto ben poco: lui se n’è andato a 78 chilometri dall’arrivo, in quel tratto di Monte Sante Marie che ormai porta il nome di Fabian Cancellara, e nessuno l’ha più visto.

Quando il gruppetto dei battistrada – composto da nove coraggiosi tra cui spiccavano il neerlandese Tibor Del Grosso e l’australiano Jack Haig – venne ripreso dall’implacabile lavoro della UAE, la musica era già scritta. Pogacar ha atteso il settimo settore di sterrato e ha piazzato la stoccata. A provare a rispondere, per un pugno di chilometri, è stato soltanto il giovanissimo francese Paul Seixas, diciannove anni e una gamba che già lo proietta tra i grandi. Ma la resistenza del transalpino è durata lo spazio di pochi minuti, e da lì in poi per lo sloveno è stata una passerella verso Piazza del Campo, con un vantaggio finale di poco superiore al minuto su Seixas stesso, bravo a resistere e a chiudere secondo davanti al messicano Isaac del Toro, compagno di squadra di Pogacar.

Proprio Del Toro, vincitore dell’UAE Tour poche settimane fa, ha completato un podio dominato dalla formazione emiratina, confermando se non altro la forza del collettivo. Più staccati tutti gli altri: Romain Grégoire ha chiuso quarto, mentre Tom Pidcock – unico ad aver tenato un timido attacco nel finale – è giunto settimo, e Wout van Aert addirittura decimo. Una superiorità schiacciante, quella del fenomeno di Komenda, che non gli ha impedito però di sollevare più di una perplessità sulla nuova conformazione del percorso.

Perché se è vero che la ventesima edizione della Strade Bianche ha incoronato per la quarta volta il campione sloveno – record assoluto, lasciando Cancellara a quota tre – è altrettanto vero che lo stesso Pogacar, in sala stampa, non ha usato giri di parole per esprimere il suo dissenso sulle modifiche al tracciato. “Non mi piace attaccare così da lontano”, ha esordito il vincitore con la consueta schiettezza, riferendosi ai chilometri extra che sono stati aggiunti nella parte conclusiva. Secondo il campione del mondo, l’inserimento di quei trenta chilometri ritenuti “totalmente inutili” finisce per snaturare la dinamica della corsa, obbligando chi vuole fare la differenza ad anticipare i tempi in maniera forse eccessiva, spostando di fatto il clou della gara da cinquanta a ottanta chilometri dal termine. Una critica non banale, considerando che arriva da chi quella corsa l’ha vinta e dominata.

La fuga di Seixas e il ritorno delle donne, con la Chabbey che beffa Longo Borghini

Se la gara maschile ha vissuto sull’assolo di Pogacar, quella femminile ha offerto ben più pathos, con un finale al cardiopalma che ha visto trionfare la svizzera Elise Chabbey. Sull’ultimo strappo di via Santa Caterina, proprio mentre Elisa Longo Borghini sembrava poter giocarsi le sue carte per il successo finale, l’azzurra è stata protagonista di un’azione generosa ma sfortunata: transitata per prima a Fontebranda, è stata poi ripresa e infine superata in via delle Terme. Chabbey ha così trovato lo spiraglio giusto per lanciare la volata e precedere Kasia Niewiadoma e Franziska Koch, relegando la piemontese a un quarto posto di prestigio ma che sa di amaro in bocca. Una bella iniezione di fiducia, invece, per la svizzera, che ha saputo sfruttare al meglio gli ultimi metri di una corsa tiratissima.

Il nuovo asfalto e le critiche di Pogacar, tra strategie di squadra e primati personali

A margine della corsa, al di là delle polemiche sui chilometri finali, è emerso anche il sorriso di Pogacar per un altro piccolo record personale: la cerimonia di inaugurazione del cippo al Colle Pinzuto, settore a lui intitolato come già successo per Cancellara al Monte Sante Marie. Un onore che lo proietta ulteriormente nella leggenda di una corsa che, seppur giovane, ha già una sua storia fatta di polvere e grandi campioni. “È un onore entrare nella storia di questa corsa – ha commentato lo sloveno –, una delle mie preferite”. Peccato che il nuovo asfalto e quelle modifiche al percorso, come ha tenuto a sottolineare, rischino di rendere il finale “noioso”. Parole pesanti, che suonano come un monito agli organizzatori, anche se poi in corsa, quando ha visto il momento buono, non ha certo aspettato il colle Pinzuto per scattare. L’ha fatto molto prima, e ha vinto lo stesso.

Classifica e numeri di una domenica toscana

La classifica finale maschile, oltre al podio composto da Pogacar, Seixas e Del Toro, vede il quarto posto di Romain Grégoire a poco più di due minuti, seguito da Gianni Vermeersch, Jan Christen – altro uomo UAE – e Pidcock. Chiudono la top ten Matteo Jorgenson, Andreas Kron e il già citato Van Aert. Numeri che raccontano di una corsa spaccata in due dall’accelerazione del campione del mondo, capace di lasciare polverizzati avversari di primissimo piano. E mentre a Siena si spegnevano i riflettori, restava nell’aria la sensazione che questa Strade Bianche, pur regalando l’ennesimo capolavoro a Pogacar, abbia sollevato interrogativi sul suo futuro assetto. Interrogativi a cui dovranno rispondere gli organizzatori, magari ascoltando chi quella corsa la decide in bicicletta.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.