Il giallo delle convocazioni di Tuchel: Foden, Palmer e Alexander-Arnold esclusi, Maguire si dice «scioccato e deluso»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’attesa, alimentata da settimane di indiscrezioni e retroscena che filtravano dagli spogliatoi di St. George’s Park, si è infine dissolta nella mattinata di venerdì, quando Thomas Tuchel ha consegnato al pubblico la lista definitiva dei 26 giocatori che rappresenteranno l’Inghilterra sul palcoscenico dei Mondiali 2026. Se il video di presentazione – girato dal regista Pete Martin con la voce dei Beatles a fare da colonna sonora – provava a vestire l’evento di un’aura epica, sovrapponendo l’immagine dei nuovi “Fab Four” del calcio allo skyline di New York, è stato però il verdetto crudo dei fogli a catalizzare immediatamente l’attenzione. Perché il tecnico tedesco, noto per le sue scelte controcorrente, ha effettivamente spiazzato tutti, mettendo in atto una vera e propria epurazione silenziosa che ha tagliato fuori alcuni dei nomi più rappresentativi del panorama europeo.

Le liste di lusso e il nodo della trequarti

A finire fuori rosa – con un effetto a catena che ha scosso il tifo inglese – sono giocatori del calibro di Phil Foden, Cole Palmer e Trent Alexander-Arnold, ai quali si aggiunge il “caso” Harry Maguire. Quest’ultimo, centrale dal passato glorioso con la maglia dei “Tre Leoni”, non ha atteso le formalità dell’annuncio ufficiale per esprimere il proprio dissenso; giovedì sera, bruciando i tempi alla Federcalcio, aveva già confidato alla stampa il suo stato d’animo, definendosi «scioccato e profondamente deluso». Una reazione a caldo, la sua, che restituisce l’atmosfera di smarrimento dentro la quale sono piombati alcuni senatori dello spogliatoio, improvvisamente estromessi da un progetto che punta tutto sull’immediatezza della condizione atletica. Analizzando i ruoli, la scelta più dirompente riguarda il reparto offensivo: Foden e Palmer, nonostante le indiscusse qualità tecniche che li hanno resi protagonisti nelle passate stagioni della Premier, pagano un prezzo altissimo per un anno vissuto sottotono.

Tuchel, che aveva a disposizione una rosa di 55 nomi stilata qualche settimana fa, ha preferito puntare su profili ritenuti più funzionali al suo schema, dove il posto da trequartista è stato blindato da Jude Bellingham – intoccabile – e da alternative duttili come Morgan Rogers ed Eberechi Eze. Cole Palmer, nonostante fosse stato l’uomo in più della nazionale ai recenti Europei (con il gol nella finale persa contro la Spagna ancora a bruciare nella memoria), non ha trovato spazio a causa di un rendimento altalenante e di qualche problema fisico che ne ha minato la continuità; per Foden, invece, la stagione complicata al Manchester City (con prestazioni opache che lo hanno visto spesso relegato in panchina) ha convinto lo staff tecnico a lasciarlo a casa, preferendogli maglie come quella di Noni Madueke o Marcus Rashford, quest’ultimo rilanciatosi in prestito al Barcellona.

Difesa senza certezze e l’effetto Alexander-Arnold

Se l’attacco era un rebus, il reparto arretrato non ha offerto meno spunti di riflessione. La decisione più clamorosa, sotto questo profilo, riguarda l’esterno del Real Madrid, Trent Alexander-Arnold. Un tempo considerato un patrimonio tecnico del calcio inglese per la sua capacità di dettare i tempi sulla fascia, il terzino è stato scartato da Tuchel perché ritenuto, a suo dire, non abbastanza affidabile in fase di copertura. Una condanna pesantissima, che l’ha visto scivolare indietro nelle gerarchie fino a essere superato da Djed Spence (giocatore del Tottenham utilizzato a singhiozzo) e dal rientrante Reece James. Maguire, poi, porta con sé un’eredità complicata: 66 presenze con la nazionale non sono bastate per garantirgli un posto, schiacciato com’è dalla concorrenza di centrali nominati come John Stones, Ezri Konsa, Dan Burn e il giovane Jarell Quansah.

Per la retroguardia, Tuchel ha cercato di bilanciare esperienza e fisicità, premiando la versatilità di Nico O’Reilly o la solidità di Marc Guéhi. Ma l’esclusione di Luke Shaw, un altro dei veterani, conferma che il ciclo per alcuni pezzi da novanta della precedente gestione è definitivamente chiuso. Il tecnico tedesco, del resto, ha sempre rivendicato la necessità di un gruppo “equilibrato” e pronto a sostenere sette settimane di ritiro, un fattore mentale che – a detta dei beninformati – avrebbe giocato a sfavore di Palmer, la cui personalità è stata messa in discussione dall’allenatore.

Le sorprese: l’arabia saudita chiama, Toney risponde

Mentre i “big” restavano a guardare, la sorpresa più elettrizzante è arrivata dal deserto: l’attaccante Ivan Toney, dimenticato da molti dopo il trasferimento in Arabia Saudita e la lunga squalifica per le scommesse che ne aveva segnato la carriera, ha ricevuto una chiamata che sa di rivincita. Il 30enne, autore di 32 reti in altrettante partite con la maglia dell’Al-Ahli, si è guadagnato il posto da riserva di lusso alle spalle di Harry Kane, affiancando Ollie Watkins in un reparto che Tuchel ha voluto robusto e cinico. Una scelta, questa, che farà discutere gli appassionati di calcio inglese, i quali stentano a credere che un giocatore di seconda fascia del campionato saudita abbia la precedenza su talenti cristallini cresciuti nei vivai delle big. Tuttavia, l’ex ct del Bayern Monaco sembra aver privilegiato i numeri e lo stato di forma immediato rispetto al blasone: le 42 reti complessive tra campionato e coppe rappresentano un argomento difficile da ignorare, specie in una nazionale che cerca storicamente un killer d’area di riserva.

Un centrocampo senza fronzoli e la beffa Gibbs-White

Chiudendo il cerchio a centrocampo, la linea mediana scelta da Tuchel presenta pochi fronzoli ma molta sostanza. Il tandem Declan Rice–Kobbie Mainoo (quest’ultimo risorto dopo un inizio di stagione complicato al Manchester United e ora protagonista di una rimonta che vale la Champions) sembra essere la base su cui costruire la fase di possesso, mentre l’inclusione di Jordan Henderson, capitano carismatico nonostante l’età, garantisce la necessaria esperienza nello spogliatoio. La delusione, qui, si chiama Morgan Gibbs-White: il centrocampista del Nottingham Forest, autore di una stagione da 17 reti, si era illuso di poter strappare un passaggio per il Nordamerica, ma alla fine ha dovuto lasciare il posto a Elliot Anderson, rivelazione dei Reds. Quella di Tuchel, insomma, è una lista che grida “rivoluzione” più di quanto si potesse immaginare, un azzardo calcolato che il tecnico tedesco giocherà sul campo del rischio più alto: quello di vincere o perire sotto le critiche, con alcuni dei migliori calciatori inglesi costretti a guardare il Mondiale dalla poltrona di casa.

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