Manchester United, Solskjaer in pole per una sorprendente seconda avventura

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   La sedia dell'allenatore a Old Trafford, dopo l'improvviso divorzio da Ruben Amorim, è di nuovo vacante e il club sta cercando una soluzione ponte fino a giugno. Tra i nomi che circolano con più insistenza, e che oggi appare come il favorito, spunta quello di Ole Gunnar Solskjaer, già sulla panchina dei Red Devils dal 2018 al 2021. Una possibilità, questa, che il norvegese avrebbe già mostrato di non scartare, aprendo alla prospettiva di un ritorno che pochi, fino a poche settimane fa, avrebbero potuto immaginare. La dirigenza, che deve gestire una transizione delicatissima, valuterebbe positivamente la sua conoscenza profonda dell'ambiente e dei giocatori, elementi non secondari per traghettare la squadra verso la fine di una stagione ormai compromessa, senza ulteriori traumi.

Il conto salatissimo degli errori

L'addio ad Amorim, definito da alcuni osservatori come uno “scherzo” da cinquanta milioni di sterline, non è che l'ultimo capitolo di una gestione finanziaria spesso dissennata. Per portare il tecnico portoghese dallo Sporting CP, il club ha infatti dovuto versare quasi undici milioni per la clausola rescissoria, a cui vanno sommati i dieci milioni e quattrocentomila sterline pagati per liberarsi del precedente allenatore, Erik ten Hag. Al momento dell'esonero, ad Amorim restavano da onorare circa diciotto mesi di contratto, che garantiva un ingaggio annuo di sei milioni e mezzo: un'altra penale, quella, che graverà pesantemente sui bilanci di un club il cui patrimonio, va detto, sembra essere l'unica cosa che non vacilla.

Un decennio di sprechi e instabilità

Dal ritiro di Sir Alex Ferguson, la cui ombra lunga continua a coprire ogni successore, la società ha speso la cifra astronomica di centoventicinque milioni di sterline soltanto per indennizzi di fine rapporto, rivolti sia ad allenatori che a dirigenti. Una somma, questa, che fotografa in modo impietoso l'instabilità cronica e la mancanza di un progetto sportivo chiaro, costantemente sacrificato sull'altare del risultato immediato che non arriva. In quel lasso di tempo, peraltro, il palmarès si è limitato a trofei minori – due FA Cup, due Carabao Cup e una Europa League – mentre le competizioni più ambite, la Premier League e la Champions League, sono rimaste un sogno irraggiungibile.

La panchina come roulette russa

L'ipotetico ritorno di Solskjaer, se da un lato potrebbe essere visto come un tentativo di ritrovare una certa serenità perduta, dall'altro sottolinea la difficoltà nel trovare una personalità in grado di gestire un ambiente così complesso e dalle aspettative sempre altissime. Mentre la dirigenza lavora per individuare il tecnico definitivo per la prossima estate, la squadra si ritrova ancora una volta in balia di un cambiamento, con i giocatori chiamati ad adattarsi a un nuovo, seppur familiare, messaggio. Il ciclo post-Ferguson, fatto di speranze tradite e ingenti risorse sperperate, sembra dunque non avere fine, con il club costretto a ripartire, ancora una volta, da un punto che assomiglia pericolosamente a quello di partenza.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.