La Nato e il drone caduto a Gala?i: l’incidente che non diventa guerra

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ESTERI

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’esplosione che ha squarciato il tetto di un palazzo di dieci piani nella città rumena di Galați, ferendo due persone e gettando nel panico decine di residenti, rappresenta l’episodio più grave mai verificatosi sul territorio di uno Stato membro dell’Alleanza Atlantica dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. ilfattoquotidiano +3

L’ordigno, identificato dalle autorità di Bucarest come un drone Geran-2 di fabbricazione russa – uno di quelli utilizzati abitualmente da Mosca per i bombardamenti notturni sulle infrastrutture ucraine – ha deviato la sua rotta, forse a causa delle contromisure elettroniche di Kiev, forse per un guasto tecnico, terminando la sua corsa contro un condominio della città portuale sul Danubio. repubblica +3

Eppure, nonostante la gravità oggettiva di quanto accaduto nella notte tra il 28 e il 29 maggio, dai vertici dell’Alleanza arriva una musica sorprendentemente pacata, che sembra voler confinare l’accaduto nella sgradevole categoria degli “effetti collaterali” del conflitto piuttosto che in quella di una provocazione deliberata. ilsole24ore +3

La reazione misurata dell’Alleanza e il ruolo di Cavo Dragone

Il presidente del Comitato militare della Nato, l’ammiraglio italiano Giuseppe Cavo Dragone, intervenendo a caldo sulla vicenda, ha lanciato un chiaro messaggio di prudenza, esortando l’Alleanza a non lasciarsi trascinare in una reazione eccessiva. bresciaoggi +3

Le sue parole, che riecheggiano un approccio già emerso in occasione di precedenti incursioni – come quelle verificatesi nei cieli di Polonia o Lettonia – trovano fondamento in una valutazione tecnica: i radar rumeni hanno tracciato il drone per soli quattro minuti a bassissima quota, rendendo un eventuale abbattimento rischioso per la popolazione civile. bresciaoggi +3

Cavo Dragone, che proprio pochi giorni prima dell’incidente aveva incontrato a Bucarest il ministro degli Esteri rumeno Oana Ţoiu per discutere delle vulnerabilità del fianco orientale, sembra aver già messo in conto che episodi del genere possano ripetersi. La Nato, in questa fase, preferisce rafforzare le difese anti-drone piuttosto che alzare i toni dello scontro diretto con Mosca. corriere +3

L’analisi ucraina: una Nato che non morde

Dal versante di Kiev, invece, la lettura della vicenda è radicalmente diversa e palesemente più preoccupata. Volodymyr Fesenko, direttore del Centro Penta, ha definito l’incidente di Galați come “il risultato di anni di reazioni insufficienti alle incursioni russe ai confini dell’Alleanza”. rainews +3

Secondo l’analista, che osserva con crescente frustrazione le dinamiche belliche, la Russia starebbe saggiando la soglia di tolleranza occidentale con una certa sistematicità: non si tratterebbe di un errore di navigazione, ma di una precisa strategia per verificare quanto a lungo la Nato possa restare a guardare mentre i rottami dei suoi missili e dei suoi droni cadono sulle case dei civili alleati. difesaonline +3

La tesi di Fesenko, seppur non dimostrata, si inserisce in un contesto in cui le violazioni dello spazio aereo dei Paesi baltici e dell’Est Europa sono ormai all’ordine del giorno; una sorta di “normalizzazione” della minaccia che, nelle intenzioni del Cremlino, servirebbe proprio a logorare la credibilità della dissuasione occidentale. bresciaoggi +3

Prudenza strategica e crisi politiche nell’est Europa

L’inerzia operativa della Nato – o, se si preferisce, la sua ponderata cautela – non è priva di conseguenze politiche immediate nel Vecchio Continente.

Proprio poche ore prima dell’incursione in Romania, la Lettonia è stata scossa da una crisi di governo generata dalla caduta di due bombe volanti (una delle quali ha centrato una cisterna di carburante).

Quell’episodio ha spazzato via la maggioranza parlamentare, portando alla nascita di un nuovo esecutivo giovedì scorso e dimostrando come la pressione bellica russa possa destabilizzare i Paesi membri anche senza sparare un colpo. editorialedomani +3

A Galați, intanto, la polizia ha transennato l’area e i pubblici ministeri hanno aperto un’inchiesta; il presidente romeno Nicușor Dan ha espulso il console russo da Costanza, ma ha evitato accuratamente qualsiasi riferimento all’articolo 5 del Trattato Atlantico.

Siamo, insomma, in quella terra di nessuno giuridica dove un ordigno nemico che esplode sul suolo alleato non viene ufficialmente definito “attacco”, ma semplicemente “incidente”. ilgiornale +3

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