La Sampdoria trova nella deviazione di Abildgaard la salvezza matematica, il Südtirol cede al Ferraris
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Redazione Sport
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Il triplice fischio, a Marassi, ha sciolto ogni residua tensione accumulata in un anno fin qui lunghissimo e denso di insidie. Novanta minuti vissuti con il fiato sospeso, certo, ma al termine dei quali la Sampdoria ha potuto finalmente celebrare un obiettivo che, solo poche settimane fa, appariva tutt’altro che scontato: la salvezza matematica in Serie B, conquistata con un turno d’anticipo sul termine della regular season. A regalare la posta piena – un magro ma pesantissimo 1-0 – ci ha pensato Oliver Abildgaard, il centrocampista danese classe ’96, che ha trovato il suo primo centro stagionale nel momento più opportuno, quasi a voler rispondere sul campo alle recenti sollecitazioni del proprio allenatore. Lo stesso Attilio Lombardo, va ricordato, lo aveva punzecchiato alla vigilia con un’osservazione tecnica piuttosto netta: “Può fare di più quando ha il pallone”. Parole che, alla luce dell’accaduto, suonano ora come una provocazione ben riuscita.
La partita: un fallo tattico, una punizione e la deviazione decisiva
Nel corso della trentasettesima giornata – vale a dire la diciottesima del girone di ritorno – l’FC Südtirol è stato costretto a cedere di misura sul difficile campo dello Stadio Luigi Ferraris. Il punteggio, fermo sull’1-0 all’intervallo, non si è più sbloccato nella ripresa, grazie anche a una fase difensiva dei liguri priva di sbavature. La genesi del vantaggio porta la firma di una sequenza ormai classica in questo campionato: fallo tattico di Molina ai danni di Cherubini, posizione del calcio piazzato a ridosso del vertice sinistro dell’area blucerchiata. Dal dischetto si è presentato Brunori, il quale ha scaricato una punizione potente e tesa; sulla traiettoria, in piena area, si è avventato Abildgaard. L’ex centrocampista del Como, in questo caso, ha deviato di testa con la giusta angolazione, beffando Adamonis e insaccando l’oggetto nell’angolo opposto alla sua destra. Una rete sporca, forse, ma risolutiva.
Lombardo e l’abbraccio del pubblico: “Felice come un bimbo”
A fine partita, mentre la curva intonava il coro che lo accompagna sin dal suo primo arrivo in blucerchiato, Attilio Lombardo ha lasciato trasparire un’emozione autentica, quasi cruda. “Sono felice come un bambino – ha dichiarato a caldo – esattamente come credo lo sia oggi un qualsiasi tifoso. Del resto non ho mai voluto nascondere i miei sentimenti né tantomeno le emozioni che questo club mi regala”. Una felicità, quella espressa dall’ex calciatore, che affonda le radici nel lontano 1989, anno del suo primo legame viscerale con quei colori. Ben pochi, in effetti, avrebbero accettato una sfida così complicata a stagione in corso, una missione nella quale si rischiava parecchio a livello personale, ma lui – sentimentalista e innamorato pazzo della maglia – non si è tirato indietro. Il pubblico, dal canto suo, gli ha restituito l’affetto con una coreografia spontanea che ha chiuso idealmente il cerchio.
Martinelli decisivo e il lucchetto alla serie cadetta
Accanto alla deviazione vincente di Abildgaard, però, occorre annotare un’altra prestazione fondamentale, quella del portiere Martinelli. Il giovane talento di scuola viola, come piace definirlo in alcuni ambienti, ha letteralmente messo il lucchetto alla porta blucerchiata nelle battute conclusive del match, quando il Südtirol si è gettato in avanti con maggiore disperazione. La Samp, in questo modo, ha scacciato definitivamente lo spettro – fino a qualche mese fa clamorosamente concreto – di una caduta negli inferi della Serie C. La risalita, faticosa e accidentata, è stata completata nel modo più netto: piegando l’avversario diretto nello scontro decisivo, con un margine di cinque punti sulla zona playout (attualmente occupata dall’Entella) a soli novanta minuti dal termine del campionato. Nessuna speculazione sul futuro, soltanto la cronaca di un’impresa compiuta.




