Appalti informatici, la seconda vita dell’inchiesta Sogei: perquisizioni alla Difesa, 26 indagati e il sistema dei fondi neri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È tornato a muoversi il fascicolo che, nell’ottobre del 2024, aveva scosso le fondamenta di Sogei, la società informatica del ministero dell’Economia. Questa volta, però, il perimetro si è allargato a macchia d’olio, coinvolgendo direttamente il ministero della Difesa, Terna, la Rete ferroviaria italiana (Rfi) e il Polo strategico nazionale. Le fiamme gialle hanno eseguito perquisizioni su delega della Procura di Roma, in un’operazione che rappresenta il secondo atto di un procedimento già esploso con l’arresto in flagranza dell’ex direttore generale di Sogei, Paolino Iorio, colto mentre intascava una tangente di quindicimila euro.

I pubblici ministeri – tra cui i sostituti Lorenzo Del Giudice e Gianfranco Gallo, insieme agli aggiunti Giuseppe Cascini e Giuseppe De Falco – hanno ipotizzato un sistema criminale strutturato. Al centro di questo meccanismo ci sarebbero false fatturazioni, utilizzate per alimentare veri e propri fondi neri; soldi destinati a “oliare” i meccanismi corruttivi e a pilotare gli appalti informatici di aziende pubbliche strategiche. Il sospetto degli inquirenti è che, in alcuni casi, i capitolati d’appalto – specialmente quelli legati alla Difesa – venissero “consegnati” agli operatori economici prima ancora della loro pubblicazione ufficiale, vanificando ogni principio di concorrenza.

Le accuse, per i ventisei indagati a vario titolo, sono di una gravità notevole: si va dalla corruzione, alla turbativa d’asta, fino al riciclaggio, all’autoriciclaggio e al traffico di influenze illecite. Tra i nomi finiti nel registro degli indagati, e colpiti da perquisizioni, figurano ufficiali generali della Difesa, dirigenti di imprese pubbliche e imprenditori privati. In particolare, gli investigatori hanno puntato i riflettori su un ufficiale della Marina, Antonio Angelo Masala, già emerso nel primo filone dell’inchiesta legata a Sogei, per un presunto tentativo di influenzare appalti nel settore satellitare.

Il ruolo del vicepresidente della Camera e le reazioni politiche

A rendere il quadro ancora più complesso è stata l’irruzione della politica in una vicenda prettamente giudiziaria. Il nome di Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e uomo di spicco di Forza Italia, è emerso nel corso delle indagini non come indagato, ma come figura “evocata” nel contesto delle conversazioni finire sotto la lente. L’ex sottosegretario alla Difesa, che ha organizzato a Montecitorio un convegno proprio su intelligenza artificiale e sicurezza, moderato da un imprenditore la cui società è finita nell’orbita delle verifiche, ha reagito con durezza.

“Fango dopo il voto”, ha dichiarato Mulè, riferendosi al recente referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati e attribuendo a quel contesto elettorale l’origine di quanto definisce un attacco nei suoi confronti. Una tesi, quella del deputato azzurro, che ha trovato l’immediata e netta smentita del procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, il quale ha rivendicato l’autonomia e la terzietà dell’ufficio giudiziario, respingendo al mittente l’accusa di ritorsione. La frizione tra Palazzo e Procura segna così una fase delicata dell’inchiesta, sebbene il nodo centrale resti la ricostruzione del flusso di denaro e delle complicità che avrebbero permesso la spartizione di appalti dal valore multimilionario.

L’evoluzione dell’indagine da Sogei al sistema degli appalti pubblici

L’operazione di oggi non nasce dal nulla. Essa costituisce l’evoluzione naturale di un’inchiesta madre che, nel 2024, portò all’arresto di Paolino Iorio. In quell’occasione, i finanzieri lo sorpresero mentre riceveva una mazzetta da un imprenditore; successivamente, nella sua abitazione, furono rinvenuti oltre centomila euro in contanti custoditi in un armadio, una scoperta che contribuì a delineare il perimetro di un “articolato sistema corruttivo” con ramificazioni che, secondo gli atti, toccavano non solo la Difesa ma anche il Viminale. Iorio ha poi scelto la strada del patteggiamento, chiudendo la propria posizione con una condanna a tre anni, ma le sue dichiarazioni hanno fornito elementi utili agli inquirenti per allargare il campo di indagine.

In questa nuova tranche, i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria hanno setacciato uffici e documenti alla ricerca di ulteriori riscontri. L’attenzione si concentra sulle modalità con cui venivano gestiti i bandi, spesso – secondo la tesi accusatoria – “pilotati” attraverso un giro di mazzette che favoriva l’aggiudicazione a determinate cordate di imprese. La presenza di figure istituzionali di alto profilo tra gli indagati, come ufficiali delle forze armate, rende la partita delicata e pone l’accento sulla permeabilità di alcuni settori strategici, come quello della cybersicurezza e delle infrastrutture digitali, rispetto a logiche di malaffare.

Il meccanismo delle false fatture e il ruolo delle società pubbliche

Il cuore dell’illecito, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe stato alimentato da un sistema di fatture per operazioni inesistenti. Queste ultime servivano a creare liquidità occulta, trasformata poi in fondi neri destinati a finanziare le tangenti. Un meccanismo, questo, che permetteva di ripulire denaro verosimilmente proveniente da reati fiscali per reimpiegarlo nella corruzione. Il flusso di denaro, insomma, seguiva un percorso circolare: usciva dalle casse di società (pubbliche o private) sotto forma di pagamenti fittizi, per rientrare sotto forma di mazzette nelle mani dei funzionari infedeli che avevano il potere di indirizzare le gare.

Le società coinvolte nelle perquisizioni – Terna, Rfi, il Polo strategico nazionale – rappresentano infrastrutture critiche per il paese, dalla gestione della rete elettrica a quella ferroviaria, fino al cloud della pubblica amministrazione. La loro presenza nel registro degli indagati come soggetti terzi (ai sensi del decreto legislativo 231/2001) indica che la Procura sta verificando l’eventuale responsabilità amministrativa degli enti, oltre a quella penale delle persone fisiche. Il ministero della Difesa, attraverso una nota, ha assicurato la massima collaborazione con la magistratura, specificando che “eventuali responsabilità accertate saranno perseguite con la massima severità”.

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