Tottenham nel caos, arriva De Zerbi: sarà il secondo tecnico più pagato in Premier
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Redazione Sport
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L’ennesimo, fulmineo capitolo della tormentata stagione del Tottenham si è chiuso con l’addio consensuale di Igor Tudor, un’avventura durata appena quarantaquattro giorni e sette partite ufficiali. La sua eredità, sulla carta doveva rappresentare la svolta dopo l’esonero di Frank, si è tradotta in un punto solo raccolto in cinque gare di Premier League e in una classifica che, con la squadra quartultima a una sola lunghezza dalla zona retrocessione, racconta meglio di qualsiasi altra analisi la deriva del club londinese. È in questo contesto di emergenza, con lo spettro della Championship che non si intravedeva da decenni, che la dirigenza degli Spurs ha deciso di pescare il jolly più costoso e al contempo più discusso del panorama internazionale: Roberto De Zerbi.
Il tecnico bresciano, reduce da un’uscita di scena volontaria dal Marsiglia lo scorso febbraio, sembra aver accettato di interrompere il suo periodo di pausa – quello che avrebbe dovuto servire a ricaricare le energie per un progetto estivo – di fronte a un’offerta che la stampa britannica definisce senza precedenti per un tecnico chiamato a operare in una situazione di tale urgenza. Le cifre parlano chiaro: pronto per lui un contratto quinquennale che gli garantirà un ingaggio superiore ai 12 milioni di euro a stagione, una cifra che lo collocherebbe al secondo posto tra gli stipendi della Premier League, posizionandosi alle spalle del solo Pep Guardiola e davanti a gran parte dei colleghi che siedono su panchine ben più nobili di quella attuale del Tottenham. A rendere la proposta praticamente irrinunciabile, oltre al compenso, sarebbe stata l’inserimento di una clausola rescissoria ad hoc: in caso di clamorosa retrocessione, De Zerbi avrebbe la facoltà di lasciare Londra senza alcun vincolo o penale, una tutela che dimostra come, nonostante la disperazione, il club sia consapevole del rischio concreto che sta correndo.
La lunga agonia degli Spurs e il valzer delle panchine
Per comprendere la portata della chiamata a De Zerbi, occorre riavvolgere il nastro di una stagione iniziata con ambizioni ben diverse. Dopo la vittoria dell’Europa League nella stagione precedente, il club sembrava aver trovato una certa stabilità, ma il crollo verticale nel 2026 ha spazzato via ogni certezza. La gestione Frank era già naufragata tra i fischi e i risultati negativi, lasciando la squadra in un limbo tecnico che Tudor, il cosiddetto “gestore delle crisi” chiamato a succedergli, non solo non ha risolto ma ha addirittura aggravato. I numeri del croato sono impietosi: sette partite, una vittoria – peraltro inutile nella doppia sfida di Champions contro l’Atletico Madrid – cinque sconfitte e una media realizzativa imbarazzante per una squadra che, sulla carta, può contare su una rosa di alto livello. L’addio, annunciato durante la sosta per le nazionali, è stato presentato come una decisione condivisa, ma nella sostanza ha rappresentato l’ennesima ammissione di fallimento da parte di una dirigenza che sembra aver perso la bussola.
La situazione in classifica non lascia spazio a tentennamenti: a sette turni dal termine, il margine sulla terzultima è ridottissimo e la forma della squadra è quella di una corazzata in disarmo, capace di incassare reti con una frequenza allarmante e di mostrare una fragilità mentale evidente anche nelle partite giocate in casa. È in questo contesto di massima tensione che il nome di De Zerbi è emerso con prepotenza: apprezzato in Inghilterra per il lavoro svolto al Brighton, dove aveva lasciato un segno indelebile grazie a un calcio propositivo e moderno, l’italiano rappresenta per gli Spurs il tentativo estremo di coniugare la necessità di risultati immediati con la costruzione di un’identità che nel corso di questa stagione è andata completamente perduta.
Un contratto da record per una sfida ai limiti dell’impossibile
L’operazione che sta per portare De Zerbi sulla panchina del Tottenham ha del clamoroso non solo per le cifre, ma per le modalità. L’allenatore, infatti, era stato chiaro nel voler attendere l’estate per ricominciare, preferendo una preparazione completa a un subentro in corsa in una squadra psicologicamente provata. La dirigenza del Tottenham, guidata dalla consapevolezza che un eventuale rinvio potrebbe risultare fatale, ha deciso di forzare la mano mettendo sul piatto un quinquennale da oltre 12 milioni di sterline – alcuni tabloid parlano di cifre vicine ai 14 milioni di euro – che stravolge ogni parametro del mercato degli allenatori per una missione salvezza.
Secondo le ricostruzioni dei media inglesi, l’intesa sarebbe stata raggiunta dopo che il club ha accettato di inserire delle clausole di salvaguardia sostanziali: oltre al già citato “paracadute” in caso di retrocessione, che permetterebbe al tecnico di liberarsi senza oneri, ci sarebbero anche bonus milionari legati al raggiungimento della salvezza. Una struttura contrattuale, questa, che svela la duplice natura dell’operazione: da un lato la volontà di blindare un tecnico considerato il pilastro del futuro, dall’altro la paura reale di fallire l’obiettivo immediato, un evento che avrebbe conseguenze economiche e sportive devastanti per un club delle dimensioni del Tottenham.
L’arrivo di De Zerbi, atteso a Londra nei prossimi giorni per la firma, riaccende i riflettori su una panchina che nelle ultime settimane era stata associata anche a profili di esperienza come Sean Dyche o a soluzioni interne, ma nessuna di queste offriva la garanzia di un progetto a lungo termine che gli Spurs, nonostante la crisi, sembrano voler perseguire. Il tecnico italiano, che nel suo percorso ha sempre evitato le soluzioni banali costruendo la propria carriera dal basso fino alla ribalta europea, si trova ora davanti alla sfida più complessa: prendere una squadra allo sbando, riorganizzarla in pochi giorni e provare a scrivere una pagina di storia che, fino a pochi mesi fa, sembrava impensabile.




