Galaxy S26, il rincaro dei prezzi non ferma la corsa: 29% negli Usa grazie all’effetto Ultra

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L’avvio del 2026, per la divisione mobile di Samsung, non era stato esattamente un inizio col botto. Anzi, nelle prime tredici settimane, confrontando i dati con lo stesso arco temporale del 2025, si registrava un calo complessivo delle vendite che sfiorava il 6%, toccando punte a doppia cifra di segno negativo nelle settimane immediatamente precedenti il lancio. Il motivo era piuttosto banale, se ci si ferma a riflettere: i nuovi Galaxy S26 non erano ancora sugli scaffali, e in un mercato che non concede tregua, l’assenza di novità si traduce inevitabilmente in un arretramento. Poi, con l’arrivo della nuova serie, la situazione si è capovolta in maniera piuttosto netta, trasformando quella che sembrava una partenza in salita in un sorpasso in piena regola.

Secondo i dati elaborati da Counterpoint Research, che ha monitorato le vendite nelle prime tre settimane dal debutto, gli Stati Uniti hanno registrato un incremento del 29% rispetto allo stesso periodo di lancio dei Galaxy S25. Un dato, questo, che assume un peso specifico ancora maggiore se si considera una variabile fondamentale: il prezzo. A differenza di quanto accaduto in passato, Samsung ha operato un rincaro sui modelli base e Plus, mentre ha mantenuto invariato il costo del top di gamma. Ne è derivata una riconfigurazione delle preferenze degli acquirenti, i quali si sono spostati in massa verso l’ammiraglia. L’S26 Ultra, insomma, si è preso la scena, arrivando a rappresentare da solo il 71% delle vendite totali della serie nei primi ventuno giorni, contro il 61% che era toccato all’Ultra dell’anno prima.

L’effetto del rincaro strategico e la mossa del display

Se il listino del modello base è salito, creando un effetto “scala mobile” verso l’alto, l’azienda sudcoreana ha avuto il merito di accompagnare questa strategia di prezzo con una tecnologia esclusiva che ha funto da calamita per gli utenti più esigenti. Stiamo parlando del “Privacy Display”, una soluzione integrata nel pannello del modello Ultra che, con un semplice comando software, oscura la visuale laterale impedendo a chi sta vicino di sbirciare i contenuti. Una feature che, negli uffici affollati o sui mezzi pubblici, ha rappresentato un valore aggiunto decisivo, tanto da essere citata dai rivenditori come una delle motivazioni principali alla base del passaggio alla versione più costosa del dispositivo. Non solo: le promozioni dei carrier statunitensi hanno giocato un ruolo altrettanto decisivo. A differenza del 2025, quando solo un operatore offriva condizioni vantaggiose, quest’anno sia AT&T che T-Mobile hanno lanciato campagne aggressive che permettevano di portare a casa l’Ultra praticamente a costo zero in cambio di un vecchio dispositivo.

Il “piccolo” (da 6,3 pollici) che asfalta i giganti

Mentre negli Stati Uniti l’onda lunga delle vendite è stata trainata dal modello più grande, non si può liquidare il Galaxy S26 base come una semplice comparsa. Anzi, chi ha avuto modo di provarlo si trova di fronte a quella che è forse l’unica vera “oasi felice” per chi è stanco dei mattoni da quasi 200 grammi che invadono il mercato. Con uno spessore di soli 7,2 mm e un peso che si aggira sui 167 grammi, l’S26 restituisce il piacere di uno smartphone maneggevole. Il segreto del suo appeal, in un mercato affollato di display da 6,7 pollici in su, è proprio la compattezza: non deve chiedere permesso per entrare in una tasca, e lo si può usare con una mano sola senza il timore di farlo cadere. Certo, per ottenere queste dimensioni “umane” si è dovuto scendere a qualche compromesso, primo fra tutti la batteria. I 4.300 mAh, se paragonati ai 6.300 di alcuni concorrenti cinesi dello stesso periodo, impongono una gestione più attenta dell’autonomia durante l’uso intensivo. La ricarica rapida, poi, è rimasta ferma a 25W, una scelta che i fan del brand iniziano a trovare un po’ anacronistica visto che è la stessa da ormai sei anni.

Tra promozioni record e la rinascita dell’Exynos

Va detto, per completezza d’informazione, che il successo non è stato solo americano; anche in Europa occidentale si sono registrate crescite a doppia cifra, sebbene le percentuali siano state più contenute rispetto agli exploit d’oltreoceano. La spinta delle vendite, inoltre, ha avuto una ricaduta immediata anche sul fronte delle promozioni online a livello globale. In Italia, anche se i dati di vendita specifici non sono stati pubblicati, la pressione commerciale si è fatta sentire: il modello base da 256 GB è stato avvistato su piattaforme come eBay a prezzi intorno ai 672 euro, grazie a codici sconto che hanno abbattuto il listino ufficiale di 1.029 euro. Un crollo, questo, che rende il dispositivo estremamente più appetibile per quella fetta di pubblico che, pur apprezzando l’hardware, non intende spendere cifre da mille euro. Sotto la scocca, poi, batte un cuore che molti speravano di non rivedere più: l’Exynos 2600. Il chip proprietario, realizzato a 2 nm, ha sorpreso positivamente la critica: lontano dai problemi termici delle generazioni passate, offre prestazioni reattive che nulla hanno da invidiare ai rivali Qualcomm, anche se in scenari di gaming spinto i consumi energetici tendono a salire più rapidamente. Resta il fatto che, tra sconti aggression e un comparto tecnico finalmente maturo, Samsung ha centrato l’obiettivo, trasformando un anno partito con il freno a mano tirato in una rimonta spettacolare.

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