Il padre del minore arrestato: “Provato dalla separazione”, ma gli accertamenti sul suo nuovo cellulare e tablet continuano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non si fermano all’arresto, avvenuto nei giorni scorsi, le indagini che riguardano il diciassettenne residente in provincia di Perugia, finito al centro di un’inchiesta per la presunta pianificazione di una sparatoria all’interno di un liceo di Pescara. Gli inquirenti, come spesso accade in casi di questa complessità, stanno procedendo con l’analisi approfondita di tutti i supporti informatici in possesso del minore, un lavoro certosino che potrebbe rivelare dettagli cruciali sulla reale portata del progetto eversivo. Il primo esame, infatti, non ha dato risposte esaustive: ora l’attenzione si concentra su un nuovo telefono cellulare e un tablet, sequestrati agli agenti al momento della misura cautelare. La domanda che guida gli accertamenti – affidata agli esperti del reparto investigazioni scientifiche – è se il ragazzo avesse realmente interrotto, dopo un precedente coinvolgimento nel 2023, la sua attività di propaganda negli ambienti digitali più estremi, o se invece abbia proseguito, magari in forma più occulta, a frequentare quei canali Telegram, Whatsapp e TikTok dove si diffondeva istigazione all’odio razziale, misoginia e persino veri e propri manuali per la fabbricazione di armi.

La doppia vita e lo sconcerto degli amici: “Non sapevamo chi fosse davvero”

A destare sconcerto, in queste ore, è il ritratto che emerge dal confronto con chi lo circondava nella quotidianità, specialmente tra i banchi del liceo che frequenta dal settembre del 2025. Un ragazzo di sedici anni, Giulio (nome di fantasia), ha raccontato agli inquirenti – e ai cronisti che hanno raccolto la sua testimonianza – lo sgomento per quella che definisce una “doppia vita”. “Mi sembrava di avere conosciuto una persona e adesso scopro che in realtà è un’altra”, ha dichiarato Giulio, visibilmente provato. L’elemento che rende più stridente il contrasto è che il loro rapporto era costruito anche su esperienze lontane da qualsiasi immaginario violento: insieme, racconta il giovane, facevano volontariato, trascorrevano il tempo in attività che nulla avevano a che fare con l’ideologia suprematista e l’odio che ora gli vengono contestati. È arrivato a scuola in bicicletta di buon mattino, mentre fuori dall’istituto si radunavano i compagni, e la sua voce è apparsa affannata, segno di un turbamento che fatica a elaborare.

Il dolore dei genitori e l’ammissione di una “responsabilità educativa”

In parallelo agli sviluppi tecnici dell’inchiesta – che procede con il sequestro e la perizia degli ultimi dispositivi elettronici – si è aperto uno spiraglio sulla dimensione familiare del minore. Il padre del diciassettenne, interrogato dagli investigatori, ha fatto emergere un quadro domestico segnato da una fragilità che, a posteriori, prova a ricostruire le radici del disagio. Ha parlato della separazione come di un evento che ha inciso profondamente sullo stato d’animo del figlio, descrivendolo come “provato”. È la madre, però, a offrire il particolare più intimo e doloroso in una recente intervista: un’ammissione di impotenza e fiducia malriposta che suona come un’accusa rivolta a se stessa. “Do delle colpe a me perché non l’ho controllato bene sui social”, ha detto la donna, specificando di avergli chiesto conto delle sue attività online, ma di essersi sempre affidata alla sua parola. Un meccanismo di fiducia, quello tra genitore e figlio, che in questo caso si è rivelato una zona d’ombra nella quale, secondo la procura, il minore avrebbe coltivato per mesi il progetto criminale.

Il giallo della continuità ideologica e le verifiche sui vecchi profili

L’aspetto su cui gli inquirenti stanno cercando di fare piena luce è se l’attività di radicalizzazione e propaganda – emersa già in un’indagine precedente nel 2023 – fosse realmente cessata o se, invece, si fosse semplicemente trasferita su piattaforme meno accessibili ai controlli. Il nuovo telefonino e il tablet, sigillati e inviati alla polizia scientifica, rappresentano la chiave per decifrare questa continuità. I tecnici stanno lavorando per recuperare messaggi, chat, e tracce di navigazione che possano confermare o smentire l’ipotesi di una recidiva nell’approccio ai gruppi digitali più estremisti. Si cerca di capire se il ragazzo abbia continuato a scrivere in quei canali – quelli dove, secondo le prime ricostruzioni, si istigava alla discriminazione razziale e all’odio per le donne – o se abbia appreso in quel periodo le istruzioni per confezionare ordigni e maneggiare armi. La perizia si annuncia lunga e complessa, destinata a fornire risposte determinanti per il prosieguo dell’inchiesta, che al momento vede il minore ristretto in una struttura protetta.

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