Zes, la riduzione del credito d'imposta allarma le imprese siciliane
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Redazione Interno
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L'annunciata contrazione del credito d'imposta per la Zona economica speciale unica, destinata al Mezzogiorno, solleva un'ondata di timori concreti tra i piccoli imprenditori dell'isola. Filippo Scivoli e Piero Giglione, rispettivamente presidente e segretario di Cna Sicilia, parlano chiaro: l'agevolazione, che per le PMI siciliane nel 2025 sarà di poco superiore al 36%, rappresenta un brusco ridimensionamento rispetto alla quota del 60% goduta l'anno precedente. Una diminuzione che, come sottolineano i due rappresentanti, non è una mera questione contabile ma rischia di intaccare la competitività di tante realtà, alcune delle quali avevano già programmato i propri investimenti confidando sul precedente regime incentivante.
I provvedimenti dell'Agenzia delle Entrate
La cornice normativa di riferimento è stata delineata, il 12 dicembre 2025, da tre distinti provvedimenti dell'Agenzia delle Entrate. Questi atti hanno determinato con precisione le percentuali fruibili per il bonus, distinguendo tra diverse aree e settori di applicazione. Il provvedimento numero 570036, per citarne uno, fissa le regole per gli investimenti nelle Zone Logistiche Semplificate e in alcune zone delle regioni Marche e Umbria ammissibili agli aiuti a finalità regionale. Altri due provvedimenti, i numeri 570046 e 570047, specificano invece le condizioni per la Zes unica, dedicando un focus particolare al settore agricolo, forestale e della pesca.
Il rischio di uno slancio interrotto
Proprio la netta differenza tra la percentuale del 2024 e quella stabilita per il prossimo anno costituisce il cuore del malessere espresso dalla Confederazione nazionale dell'artigianato. La sensazione, piuttosto diffusa, è che un cambio così significativo delle regole in corso d'opera possa generare un pericoloso clima di incertezza, scoraggiando quelle operazioni a medio e lungo termine che sono il vero motore dello sviluppo economico territoriale. La manovra, se da un lato risponde a logiche di razionalizzazione della spesa, dall'altro tocca nervi scoperti in un tessuto produttivo che ha sempre visto nelle agevolazioni pubbliche un fondamentale strumento di riequilibrio.
Le reazioni e lo scenario futuro
La voce della Cna Sicilia, che parla di "forte preoccupazione", si inserisce in un dibattito più ampio sulle politiche per il Sud. Mancano, al momento, dichiarazioni ufficiali da parte delle istituzioni regionali o nazionali chiamate a gestire la transizione, mentre si attendono eventuali chiarimenti sull'applicazione pratica dei nuovi coefficienti. Resta il fatto che per molte aziende, specialmente quelle di minori dimensioni, la programmazione finanziaria diventa ora un esercizio più complesso, costringendo a rivedere calcoli e aspettative di crescita in un contesto economico già di per sé fragile.
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