Leonardo DiCaprio e il futuro del cinema: "Siamo di fronte a un'enorme transizione"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Intervistato dal Times of London, Leonardo DiCaprio, fresco del successo del suo ultimo film, ha tracciato un quadro preoccupato per il destino della settima arte, almeno per come è stata concepita e vissuta per decenni. L'attore, le cui riflessioni arrivano in un momento di profonda turbolenza per l'intero settore, ha utilizzato una metafora eloquente, paragonando il possibile futuro delle sale cinematografiche a quello dei jazz club, luoghi cioè dedicati a una nicchia di puri appassionati. Una trasformazione epocale, quella a cui stiamo assistendo, che secondo DiCaprio procede a un ritmo vertiginoso e che rischia di relegare in un angolo i film drammatici e di finzione, quelli che non appartengono ai grandi franchise da blockbuster.

Un'industria in rapida evoluzione

Le sue parole, del resto, non suonano come un'astratta speculazione ma fotografano una realtà i cui segnali sono ormai palesi. Gli incassi al botteghino, persino per quei colossal che un tempo sembravano immuni da flessioni, mostrano da tempo difficoltà evidenti, mentre il pubblico appare sempre più orientato verso il consumo domestico offerto dalle piattaforme in abbonamento. La stessa notizia, riportata da diverse fonti, di una possibile acquisizione di Warner Bros. da parte di Netflix – con l’intenzione di ridurre drasticamente la finestra di programmazione nelle sale a sole due settimane e mezzo – delinea uno scenario in cui la sala potrebbe diventare una mera anticamera del vero lancio, quello in streaming.

La preoccupazione per un cinema che scompare

DiCaprio, la cui carriera è costellata di collaborazioni con autori come Martin Scorsese e che ha ottenuto il riconoscimento dell’Academy per “The Revenant”, osserva questo mutamento da una posizione privilegiata, avendone vissuto le diverse ere. La sua preoccupazione si concentra sulla possibile svalutazione dell’esperienza collettiva e sulla progressiva rarefazione di un certo tipo di narrazione pensata per il grande schermo. Se le multinazionali dello streaming, infatti, continuano a investire somme ingenti nella produzione, lo fanno spesso con logiche e target di pubblico differenti, privilegiando un catalogo vasto e immediatamente disponibile piuttosto che la singola opera destinata a monopolizzare l’attenzione per mesi.

Uno scenario già in atto

Il paragone con i jazz club, quindi, non è affatto casuale: evoca l’idea di un’arte che, pur mantenendo intatto il suo valore e la sua capacità di innovazione, si ritira in spazi più raccolti e dedicati a un pubblico consapevole. È un destino che sembra già scritto per quel cinema di regia e di ricerca, per quelle pellicole che non fanno affidamento su effetti speciali o su un brand consolidato. Mentre il nuovo film dell’attore, diretto da Paul Thomas Anderson, continua a mietere premi nelle cerimonie di settore, il quadro generale che emerge dalle sue dichiarazioni resta cupo, segnato dalla consapevolezza di un passaggio d’epoca le cui conseguenze definitive sono ancora tutte da valutare.

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