Vannacci e la Lega, storia di un'alleanza effimera tra opportunità e divergenze
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Redazione Interno
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L’idillio politico tra Roberto Vannacci e la Lega, che si era instaurato poco prima delle elezioni europee, si avvia ormai verso il suo epilogo, dopo appena un anno e mezzo dalla sua nascita. Un accordo, sin dall’inizio, percepito da molti come un mero “matrimonio di convenienza”, utile a entrambe le parti per ragioni distinte ma complementari. Da un lato, infatti, il Carroccio di Matteo Salvini ha potuto giovarsi della notorietà del generale, cercando di consolidare un elettorato di riferimento e di reggere l’impatto del voto, con l’obiettivo di mantenere quella soglia di sbarramento che, nelle intenzioni, doveva attestarsi intorno all’8 per cento. Dall’altro, Vannacci ha trovato una corsia privilegiata per approdare nell’agone politico, ottenendo dapprima un seggio da eurodeputato e ricevendo, nel maggio scorso, un ulteriore riconoscimento formale con la nomina a vicesegretario federale del partito. Un ruolo che, tuttavia, non è bastato a coprire le profonde crepe emerse nella compatibilità tra le posizioni dell’ufficiale e la linea del partito che lo aveva accolto.
L’annuncio della separazione in un consiglio federale
La decisione di porre fine a questa collaborazione, secondo quanto trapelato dagli ambienti della Lega, potrebbe essere formalizzata nel corso della giornata, forse proprio durante il consiglio federale convocato a Milano per discutere, principalmente, del pacchetto sicurezza. Sebbene da via Bellerio, sede nazionale del partito, non giungano conferme ufficiali, appare sempre più probabile che Vannacci annunci le sue dimissioni. Fonti interne al Carroccio, del resto, hanno precisato che l’europarlamentare è stato regolarmente convocato all’incontro; esse lasciano intendere che, qualora il vicesegretario decidesse di abbandonare la Lega per dare vita a una propria formazione politica, sarebbe conseguente anche la sua rinuncia al seggio di Strasburgo. Un passaggio considerato quasi scontato, data la natura dell’imminente scissione.
Un colloquio chiarificatore che non ha sciolto i nodi
Il precipitare degli eventi segue un colloquio diretto tra Vannacci e il segretario Matteo Salvini, incontro che – stando a quanto riferito da chi vi ha preso parte – non avrebbe avuto toni accesi o polemiche plateali. “Niente urla o scenate”, hanno assicurato i portavoce del partito, sottolineando come lo scontro, se di scontro si può parlare, sia rimasto sul piano delle divergenze sostanziali e tattiche. Quel dialogo, tuttavia, non è riuscito a comporre le differenze alla base delle tensioni che, ormai da settimane, caratterizzavano il rapporto tra il vicesegretario e l’establishment leghista. Differenze che, per molti osservatori, affondano le radici in una visione dei valori e delle priorità politiche non pienamente allineata, nonostante il temporaneo convergere degli interessi in campagna elettorale.
Il futuro immediato e l’appuntamento di Modena
Con la probabile uscita di scena dalla Lega, l’agenda di Vannacci sembra già definita nei suoi primi impegni. Domani, infatti, il generale è atteso a Modena, dove presenzierà a un incontro presso il Rmh hotel, in quello che potrebbe essere interpretato come uno dei primi atti della sua nuova traiettoria politica autonoma. La scelta del luogo non appare casuale, se si considera il peso simbolico di certi territori nel panorama nazionale. Mentre il partito dovrà gestire l’impatto di questa defezione, valutandone le ripercussioni interne ed esterne, Vannacci si appresta dunque a voltare pagina, lasciandosi alle spalle un’esperienza breve ma intensa, la cui fragilità era forse insita nella sua stessa natura strumentale.




