Gemona, il 35enne ucciso e fatto a pezzi: la compagna e la madre confessano, ma il movente lascia interrogativi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dietro l’omicidio di Alessandro Venier, il 35enne di Gemona del Friuli (Udine) ucciso e smembrato con un’ascia prima di essere nascosto in un bidone colmo di calce viva, sembra esserci una lite scatenata da un motivo apparentemente futile: la cena non preparata. Le indagini, ancora in corso, stanno però portando alla luce un quadro più complesso, fatto di tensioni domestiche e dinamiche familiari oppressive, in cui la vittima – stando alle prime ricostruzioni – era l’unico a non contribuire economicamente al ménage.

A autoaccusarsi del delitto, consumato nell’abitazione di via Taboga dove convivevano, sono state la compagna della vittima, Marylin Castro Monsalvo, 30enne colombiana, e la madre di lui, Lorena Venier, 62 anni, già interrogata ieri dal sostituto procuratore Giorgio Melillo. Entrambe hanno indicato agli inquirenti il luogo in cui era stato occultato il corpo, sezionato in tre parti e ricoperto di calce, probabilmente nel tentativo di neutralizzarne l’odore. Quel che resta incerto, almeno in attesa degli esiti dell’autopsia e dei prossimi colloqui con gli investigatori, è la sequenza precisa dei fatti: se l’omicidio sia stato premeditato o il frutto di una collera improvvisa, e quale ruolo abbia giocato ciascuna delle due donne.

La vittima, che con la compagna aveva una figlia di soli sei mesi, sembrava vivere in una condizione di dipendenza dalla madre, unica fonte di sostentamento della famiglia grazie al suo lavoro come caposala nell’ospedale della zona. Un dettaglio che, unito alla brutalità dell’esecuzione e alla scelta di occultare i resti, solleva domande sulle reali motivazioni del gesto. Se il pretesto – la cena non apparecchiata – appare sproporzionato rispetto all’epilogo, è probabile che a emergere siano altri tasselli di un disagio prolungato, ancora da chiarire.

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