Francesco Lettieri, il treno non si ferma e il 24enne muore sotto gli occhi dei pendolari
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Redazione Interno
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Sarebbe bastato un secondo di attenzione in più, o forse l’istinto di abbassare il volume di quella musica, per scrivere una pagina completamente diversa, eppure la sesta serata di giugno si è chiusa con il nome di Francesco Lettieri inciso nella cronaca nera ligure. Il giovane, ventiquattro anni compiuti da appena due mesi e residente a Torre del Lago, frazione viareggina nota più per la sua vocazione turistica che per episodi di questa gravità, è stato travolto e ucciso da un treno regionale in transito presso la stazione di Ca’ di Boschetti, in provincia della Spezia.
Le indagini, coordinate dalla Questura e affidate alla Polizia ferroviaria, hanno sin da subito cercato di dare una forma a quel tragico pomeriggio, ascoltando i testimoni presenti sul binario che, sconvolti, hanno raccontato una sequenza tanto breve quanto fatale.
La dinamica dell’impatto e l’ipotesi delle cuffie
Secondo le prime ricostruzioni, corroborate dalle testimonianze di alcuni pendolari e dello stesso macchinista che si trovava alla guida del convoglio, Lettieri stava attraversando i binari – probabilmente per raggiungere il treno che lo avrebbe riportato a Viareggio dopo una giornata di lavoro – senza tuttavia servirsi del sottopassaggio disponibile in stazione.
Un dettaglio, quest’ultimo, che assume un peso specifico enorme nelle valutazioni degli inquirenti, poiché suggerisce una possibile disattenzione dovuta alla fretta o, come ipotizzato dagli investigatori della Questura, alla presenza di auricolari collegati al telefono cellulare. La musica a volume alto, quindi, gli avrebbe impedito di percepire il caratteristico rumore dell’acciaio sulle rotaie, o più semplicemente il fischio d’allarme del treno, che per giunta non doveva fermarsi a Ca’ di Boschetti e procedeva pertanto a velocità sostenuta.
In un istante, il corpo del 24enne è stato sbalzato via dall’urto, lasciando gli astanti in uno stato di shock che ha reso difficoltoso, nei minuti immediatamente successivi, persino il recupero di una memoria lucida degli eventi.
L’attesa del padre e i soccorsi inutili
L’eco di quella telefonata, l’ultima, risuona ancora nelle indagini come un macabro promemoria della normalità spezzata. Francesco si era sentito con il padre, che lo attendeva dall’altra parte del tragitto per accompagnarlo a casa, proprio poco prima dell’incidente. Quando il giovane non si è presentato al binario di arrivo e ha smesso di rispondere al telefono, la compagna del padre, titolare dell’autonoleggio dove il ragazzo lavorava nella città ligure, si è precipitata alla stazione di Ca’ di Boschetti.
Il suo presentimento si è trasformato in una certezza agghiacciante nel momento in cui ha notato il caos, i mezzi di soccorso e lo sguardo perso dei viaggiatori; un carabiniere, o forse un agente della Polfer, le ha impedito di avvicinarsi ulteriormente, ma la verità era già scritta sulle facce di chi la circondava. I sanitari del 118, intervenuti con l’automedica Delta 1 e la Pubblica assistenza di Vezzano Ligure, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso, data la violenza dell’impatto che non ha lasciato scampo al ventiquattrenne.
I disagi alla circolazione e l’assenza di gesti volontari
Mentre il pubblico ministero disponeva i rilievi tecnici e la scientifica esaminava il punto esatto dell’investimento, la circolazione ferroviaria sulla linea Pisa-Genova è andata letteralmente in tilt, con la sospensione del traffico nel tratto compreso tra Vezzano Ligure e La Spezia Migliarina. I pendolari hanno subito ritivi che, in alcuni casi, hanno superato le due ore, costretti ad assistere a una macchina organizzativa che rimetteva in sesto una tratta funestata dalla morte improvvisa di un ragazzo.
Ciò che gli investigatori hanno escluso con una certa sicurezza, già nelle prime battute, è l’ipotesi del gesto volontario: Francesco, secondo quanto riferito da fonti vicine alle indagini, non aveva alcuna intenzione di farsi del male, e la sua presenza sui binari è stata semplicemente il frutto di una tragica combinazione di circostanze – la fretta, la distrazione della musica, la velocità del convoglio – che sarebbe potuta capitare a chiunque altro.
La salma è stata successivamente rimossa, a disposizione dell’autorità giudiziaria, mentre nella sua Viareggio si diffondeva il lutto silenzioso per una giovane vita spezzata sul lavoro, a pochi passi dal treno che, ironia della sorte, avrebbe dovuto riportarlo al calore della sua camera da letto.




