Eni vola in Borsa con il nuovo piano al 2030 tra dividendo straordinario e deconsolidamento di Plenitude

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Seduta contrastata, quella odierna, per le principali piazze finanziarie del Vecchio Continente, con gli indici che hanno chiuso le contrattazioni in territorio ampiamente negativo: il Dax di Francoforte ha ceduto il 2,67% e il Cac 40 di Parigi l'1,94%, penalizzati dall'acuirsi delle tensioni in Medio Oriente – gli attacchi a infrastrutture energetiche in Iran, Qatar e Arabia Saudita hanno riacceso i timori di una crisi globale delle forniture – e dalla contestuale decisione della Banca Centrale Europea di lasciare invariati i tassi di interesse, accompagnata però da un monito preoccupante: il conflitto, ha avvertito Francoforte, sta generando rischi al rialzo per l'inflazione e, parallelamente, rischi al ribasso per la crescita economica.

In questo scenario di incertezza generalizzata, Piazza Affari ha trovato un solido punto di riferimento in Eni, il cui Titolo ha archiviato la giornata con un progresso superiore al 3,7%, spinto dall'aggiornamento del piano strategico per il periodo 2026-2030 presentato dal gruppo guidato da Claudio Descalzi. Un piano che, nelle intenzioni del management, punta a coniugare la crescita nei business legati alla transizione energetica con il consolidamento del tradizionale core business oil&gas, rimasto – come si legge nelle note diffuse dalla società – il pilastro portante dell'intera strategia. Per il settore esplorazione e produzione, infatti, Eni prevede una crescita media annua del 3-4% fino alla fine del decennio, sostenuta da un portafoglio progetti definito “il migliore e più diversificato nella storia della società”: si punta su aree geografiche chiave come l'Africa occidentale, il Nord Africa, la Norvegia e il Sud-Est asiatico, con un tasso di rimpiazzo delle riserve di idrocarburi atteso sopra il 140%.

La scommessa sulle società satellite e il deconsolidamento di Plenitude

Un capitolo fondamentale del nuovo corso è rappresentato dall'evoluzione del cosiddetto “modello satellitare”, che prevede la valorizzazione delle controllate attraverso l'ingresso di partner finanziari e industriali. Per Plenitude, la società che integra la vendita di energia a clienti finali con la produzione da fonti rinnovabili, Eni ha annunciato una mossa di forte valenza strategica: il deconsolidamento dal perimetro di bilancio. L'operazione, concordata con i fondi Ares Management ed Energy Infrastructure Partners, avverrà tramite un riassetto partecipativo che includerà un aumento di capitale non proporzionale da 1,5 miliardi di euro – sottoscritto in larga parte da Ares – e porterà a una nuova governance a controllo congiunto tra Eni e il fondo statunitense. L'obiettivo, spiega la nota ufficiale, è sostenere la crescita di Plenitude nel modo più efficiente sotto il profilo finanziario, permettendole di raggiungere i 15 GW di capacità rinnovabile installata e superare gli 11 milioni di clienti entro il 2030, con un Ebitda atteso superiore a 2,5 miliardi di euro. Allo stesso modo, Enilive, la controllata dedicata ai biocarburanti, punta a triplicare il proprio Ebitda portandolo a 3 miliardi nel 2030, forte di una capacità produttiva che dovrebbe superare i 5 milioni di tonnellate annue grazie anche alla conversione della raffineria di Sannazzaro, avviata lo scorso anno.

Remunerazione azionaria e gli scenari del prezzo del greggio

Alla presentazione dei target industriali si è accompagnato un potenziamento della politica di remunerazione degli azionisti, elemento spesso decisivo per gli investitori in un contesto di mercato volatile. Per il 2026 è stato proposto un dividendo di 1,10 euro per azione, in crescita del 5% rispetto all'anno precedente, mentre il programma di buyback è stato fissato a 1,5 miliardi di euro. La novità più rilevante, tuttavia, riguarda la distribuzione dell'extra-cassa legata a un eventuale superamento di determinate soglie del prezzo del greggio: nel caso in cui il prezzo medio del Brent dovesse superare i 90 dollari al barile, oppure se i prezzi del gas o i margini di raffinazione dovessero eccedere del 50% lo scenario di budget, Eni ha annunciato che l'intero flusso di cassa incrementale verrebbe destinato agli azionisti sotto forma di un dividendo straordinario, da corrispondere nell'ultimo trimestre dell'anno.

L'alleanza asiatica con Petronas e le nuove frontiere dell'esplorazione

Sul fronte dell'esplorazione e produzione, il piano conferma la rilevanza delle partnership internazionali. È ormai prossimo il closing della joint venture paritetica con la malese Petronas, che prenderà il nome di Searah e opererà nel Sud-Est asiatico, un'area strategica per lo sviluppo di progetti LNG. L'intesa, che combina asset in Malesia e Indonesia, punta a creare un polo regionale indipendente con una produzione iniziale superiore a 300.000 barili di olio equivalente al giorno e un potenziale esplorativo di circa 10 miliardi di barili. Parallelamente, Eni guarda all'Argentina con un importante progetto di GNL in partnership con YPF e XRG, a dimostrazione di una strategia che, nonostante la spinta sulle rinnovabili, continua a considerare gli idrocarburi centrali per la generazione di cassa e la sicurezza energetica: nel solo 2025, ricorda la società, sono stati scoperti 900 milioni di barili di olio equivalente, un dato che porta a oltre 11 miliardi il totale delle risorse scoperte dal 2014.

Le difficoltà della chimica e il nodo Versalis

Non tutte le aree del gruppo, però, viaggiano nella stessa direzione. Versalis, la società chimica di Eni, continua a rappresentare un fronte complesso. Nonostante un piano che prevede investimenti per oltre 2 miliardi di euro e una strategia focalizzata su circolarità e biochimica – con progetti per il riciclo avanzato degli imballaggi e lo sviluppo di prodotti compostabili – permangono forti criticità legate alla chimica di base. La produzione di etilene, propilene e polimeri sconta da anni il peso del costo dell'energia e la concorrenza internazionale, portando a perdite cumulate che dal 2008 superano gli 8 miliardi di euro, un elemento che il piano industriale dovrà necessariamente affrontare nei prossimi anni per ridisegnare il perimetro e le attività della controllata.

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