Dakar, Al-Attiyah punta al successo e chiama Rossi: "È bravo anche sulla sabbia"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il successo alla Dakar, e negli altri appuntamenti del Fia World Rally Raid Championship, non si misura soltanto con il cronometro. Si tratta, piuttosto, di una sapiente alchimia fatta di gestione, esperienza, navigazione e visione d’insieme, in cui l’equilibrio fra attacco e controllo rappresenta il discrimine tra la gloria e un ritiro. È proprio questa sfida totale, che mette alla prova tanto i campioni consacrati quanto gli emergenti, a rendere unico l’evento organizzato in Arabia Saudita dal 2020 in poi. In questo contesto, il pluricampione Nasser Al-Attiyah, alla guida della sua Dacia, si prepara all’assalto definitivo e, nel farlo, ha voluto al suo fianco una risorsa inaspettata, notando come “sia bravo anche sulla sabbia”. Un giudizio, il suo, che va oltre la mera cronaca sportiva e sottolinea l’adattabilità necessaria in un ambiente tanto impervio.

La tripletta delle Ford nella tappa Marathon

Sulla pista, intanto, la competizione ha già prodotto colpi di scena significativi, con le Ford Raptor T1+ gestite da M-Sport che, dopo un avvio complesso nella prima parte della tappa Marathon, hanno scatenato un’offensiva irresistibile. Simili a un vento improvviso che soffia a folate impetuose, le vetture anglo-americane hanno replicato il poker di successi ottenuto due giorni prima, imponendosi con una tripletta nella quinta frazione. Il percorso di 372 km cronometrati, che ha condotto il convoglio dal bivacco rifugio verso Ha’il, ha visto trionfare Mitchell Guthrie al termine di un duello serrato e avvincente con il compagno di squadra Nani Roma. Lo statunitense, approfittando di una penalità di un minuto e dieci secondi inflitta allo spagnolo – che gli è costata la vittoria di tappa –, ha chiuso con il tempo di 3 ore, 54 minuti e 46 secondi, facendo sua la seconda vittoria parziale in soli tre giorni e ridisegnando gli equilibri in classifica.

La riscossa KTM rimodella la graduatoria delle moto

Anche nel mondo delle due ruote, la seconda parte della Marathon ha prodotto un significativo rivolgimento, interrompendo il momentaneo dominio delle Honda. A segnare il cambio di passo sono state le KTM, che con la vittoria nella tappa hanno operato una netta cesura all’interno della classifica generale. I 356 km cronometrati della speciale hanno infatti visto imporsi un altro protagonista, mentre la graduatoria sembra essersi spaccata in due gruppi distinti: i primi quattro piloti, tra cui il nuovo leader, sono ora racchiusi in un lasso di tempo inferiore ai sei minuti, mentre tutti gli altri iniziano a subire distacchi che potrebbero rivelarsi decisivi per le ambizioni finali. Una situazione, questa, che promette battaglie serrate nei giorni rimanenti, dove la capacità di navigazione e la resistenza fisica diventeranno ancor più determinanti della pura velocità.

Il racconto della gara oltre i risultati

La Dakar, dunque, si conferma un palcoscenico dove la narrazione sportiva si intreccia con le storie umane e tecniche, in un deserto che non perdona esitazioni. Le scelte strategiche, come quella di Al-Attiyah di puntare su un talento versatile, e le reazioni delle squadre, capaci di riscattarsi dopo momenti difficili come hanno dimostrato sia la Ford che la KTM, costituiscono il cuore pulsante di una competizione che rimane la più estrema e affascinante del suo genere. Ogni tappa, con le sue insidie nascoste e i suoi duelli all’ultimo secondo, scrive un nuovo capitolo di un’epopea moderna, dove l’obiettivo non è semplicemente tagliare per primi il traguardo, ma arrivarci dopo aver superato una moltitudine di prove che vanno ben oltre l’asfalto, o la sabbia che sia.

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