L’astronauta che non riusciva più a parlare e il mistero del malore nella Iss

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Erano seduti a cena, sulla Stazione spaziale internazionale, quando a Mike Fincke è successo qualcosa che non era mai accaduto prima in trent’anni di missioni umane in orbita. A un certo punto, senza alcun preavviso degno di nota – e senza provare dolore, ha tenuto a precisare lui stesso – l’astronauta di cinquantanove anni ha smesso semplicemente di riuscire a parlare. Non un afono banale, non un affaticamento vocale: una perdita improvvisa e totale della facoltà di articolare parole, mentre i compagni di missione lo guardavano senza capire. Il fatto è accaduto il 7 gennaio 2026, poche ore prima di un’attività extraveicolare per la quale Fincke si stava già preparando.

Un rientro anticipato che non ha precedenti

La reazione dei colleghi presenti è stata immediata: hanno attivato le procedure d’emergenza, mettendosi in contatto con i medici di terra. Nessuno, però, poteva ancora sapere che quel malore avrebbe innescato la prima evacuazione medica nella storia della Iss. La Nasa, valutata la gravità e l’imprevedibilità dell’episodio – un uomo perfettamente addestrato, in salute, che di colpo perde la parola nello spazio – ha deciso di far rientrare in anticipo di un mese l’intero equipaggio della Crew. Una scelta precauzionale, certo, ma che ha trasformato Fincke nel protagonista involontario di un protocollo mai testato prima in condizioni reali.

I dubbi che restano dopo l’episodio del 7 gennaio

Il rientro anticipato non è stato drammatico, nel senso classico del termine: nessuna emergenza di bordo fuori controllo, nessun incendio, nessuna perdita di pressione. Eppure, proprio la natura sfuggente del malore – improvviso, rapido, indolore ma debilitante sul piano neurologico funzionale – lo rende inquietante. Fincke stesso ha ammesso che i medici non sanno ancora perché si sia sentito male mentre cenava, dopo essersi preparato per la passeggiata spaziale prevista il giorno successivo. In assenza di una causa chiara, ogni ipotesi resta sul tavolo: un problema circolatorio transitorio? Un effetto della ridistribuzione dei fluidi in microgravità? Una reazione neurovascolare ancora sconosciuta? La Nasa, per ora, non si è sbilanciata.

Quel silenzio a tavola che fa discutere gli esperti

Non ci sono state convulsioni, né perdita di coscienza. Solo un uomo che a un tratto non riesce più a parlare, mentre i compagni lo guardano e chiamano i medici sulla Terra. La decisione di interrompere la missione e far rientrare tutti con un mese d’anticipo parla da sola: nessuno ha voluto correre rischi, in assenza di una diagnosi. Ma proprio questa prudenza accresce il peso dell’ignoto. Perché se un astronauta esperto, in piena attività, può perdere la parola senza spiegazione, allora ogni futura missione – anche quelle lunari, per le quali i tempi di rientro non sarebbero di poche ore ma di giorni – dovrà fare i conti con un fattore d’imprevedibilità che fino a ieri sembrava appartenere più alla fantascienza che ai manuali di volo.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.