Intesa Sanpaolo più vicina a Mps: l’Opas resta in campo
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Redazione Economia
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Intesa Sanpaolo più vicina a Mps dopo l’interruzione delle trattative tra Banco Bpm e Monte dei Paschi di Siena: lo scenario del risiko bancario italiano lascia ora sul tavolo l’offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi di euro lanciata da Intesa per conquistare Siena. La decisione del consiglio di amministrazione di Banco Bpm di fermare le consultazioni con Mps ha modificato il quadro delle operazioni in corso, facendo diventare l’Opas di Intesa Sanpaolo l’unico progetto di aggregazione ancora aperto tra quelli citati nelle ultime settimane. L’operazione resta però inserita in un contesto in continua evoluzione, con possibili cambiamenti nelle strategie dei grandi gruppi bancari.
La posizione di Intesa Sanpaolo appare più definita dopo la rottura del dialogo tra Banco Bpm e Mps per una fusione tra “eguali”. Carlo Messina, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, ha ribadito la volontà di portare avanti il progetto e, in una recente intervista a Cnbc Europe, ha richiamato la frase “Whatever it takes” utilizzata da Mario Draghi, spiegando di essere pronto a fare tutto ciò che serve per completare l’operazione. Secondo il piano indicato, l’obiettivo è procedere con le adesioni all’offerta tra novembre e dicembre e arrivare al completamento dell’operazione entro la fine dell’anno.
L’Opas su Mps procede verso l’assemblea di settembre
L’offerta pubblica di acquisto e scambio di Intesa Sanpaolo su Mps, a due mesi dal lancio, continua il proprio percorso secondo il calendario previsto. L’esame delle autorità è in corso, mentre il prossimo passaggio indicato riguarda l’assemblea degli azionisti del 10 settembre, chiamata ad approvare l’aumento di capitale necessario per sostenere l’offerta. Dopo la fine dei colloqui tra Banco Bpm e Mps, sulla strada dell’operazione di Intesa non vengono indicati altri ostacoli rilevanti all’interno dello scenario descritto.
Il progetto delineato da Intesa Sanpaolo punta alla creazione di un gruppo bancario di dimensioni maggiori, con una forte presenza di azionisti italiani. L’operazione, secondo i numeri indicati, consentirebbe di arrivare a un gruppo con 2.000 miliardi di euro di attività finanziarie della clientela, un utile netto superiore a 16 miliardi di euro al 2029 e una posizione di rilievo in Europa per capitalizzazione di Borsa. Questi elementi sono al centro della strategia presentata dal gruppo per l’integrazione con Monte dei Paschi.
Le altre mosse del risiko bancario italiano
Il quadro del risiko bancario resta comunque aperto, con altri dossier ancora sotto osservazione. Dopo la decisione di Banco Bpm di interrompere i colloqui con Mps, l’attenzione si concentra anche sulle prossime mosse degli altri protagonisti del settore. Tra questi viene citato Unicredit, impegnata tra la Germania e l’incognita italiana, mentre il consiglio di amministrazione è atteso in calendario la prossima settimana per affrontare i temi sul tavolo.
Anche Banco Bpm rimane un elemento centrale nello scenario complessivo, soprattutto dopo lo stop alle consultazioni con Mps e le possibili valutazioni legate alle strategie future. Sul fronte dell’aggregazione tra banche, il tema della concentrazione del settore continua a essere al centro del confronto: Giuseppe Lovaglio ha evidenziato il rischio che un’eccessiva concentrazione possa ostacolare la crescita delle piccole e medie imprese.
Intanto Intesa Sanpaolo prosegue il percorso indicato dalla propria dirigenza con l’obiettivo di acquisire Monte dei Paschi. Il gruppo guidato da Carlo Messina ha già registrato 5,6 miliardi di euro di utile nei primi sei mesi dell’anno e punta a raggiungere 10 miliardi di profitti nell’intero 2026. La strategia dei prossimi mesi resta quindi legata al completamento dell’operazione su Siena e agli sviluppi che arriveranno dal mercato bancario italiano.
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