Balotelli: «A gennaio valuto l'estero, il Mondiale è impossibile. E su quella finale con Mou…»
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Redazione Sport
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Mario Balotelli, attaccante attualmente svincolato, ha tracciato un bilancio della sua carriera e delineato i suoi progetti futuri in un’intervista esclusiva concessa a Clarence Seedorf per Prime Video. L’occasione, una lunga chiacchierata con l’ex compagno e allenatore, ha offerto il quadro di un calciatore ancora motivato ma costretto a fare i conti con una realtà diversa dalle aspettative. «Mi sto allenando con una squadra locale», ha spiegato Balotelli, riferendosi alla preparazione personale che sta seguendo in attesa di una nuova sistemazione. L’obiettivo primario, ovvero un ritorno in Serie A, sembra essersi allontanato nonostante le sue intenzioni, costringendolo quindi a rivedere i propri piani. «Mi aspettavo di giocare in A, ma attendo da un po' di tempo e allora da gennaio valuterò offerte anche da squadre straniere», ha dichiarato, lasciando intendere che la prossima tappa della sua carriera potrebbe essere lontana dai campi italiani.
Il futuro e la voglia di continuare
La determinazione a proseguire l’attività agonistica appare, dalle sue parole, un dato fermo e indiscutibile. «Non sarà il mondo del calcio a farmi smettere», ha affermato con decisione Balotelli, «smetterò quando sarò io a volerlo fare». Una presa di posizione che delinea la volontà di non farsi scivolare via il pallone per mano di scelte altrui, ma di mantenerne il controllo fino all’ultimo. Questo approccio, se da un lato sottolinea un carattere forte e non domato dalle vicissitudini, dall’altro cozza con la valutazione obiettiva che lo stesso giocatore fa riguardo a un possibile ritorno in azzurro. La prospettiva di partecipare a un Mondiale, infatti, viene da lui stesso considerata «oggettivamente impossibile» nelle condizioni attuali, pur non spegnendo del tutto un desiderio che ha definito perenne: «Lo giocherei anche a 50 anni».
Il passato e il nodo irrisolto
Il racconto si è inevitabilmente spostato su alcuni episodi cardine del suo passato, tra i quali spicca la finale di Champions League del 2010 vinta dall’Inter a Madrid. In quell’occasione, Balotelli fu lasciato in panchina dall’allenatore José Mourinho, una decisione che, a distanza di anni, continua a generare in lui un misto di rammarico e consapevolezza. «Mou mi lasciò in panchina», ha ricordato, senza nascondere la convinzione che, se avesse avuto l’opportunità di scendere in campo, le cose sarebbero potute andare diversamente per lui personalmente. «Avrei segnato quasi sicuramente», è stata la sua riflessione, una di quelle che appartengono al regno delle possibilità non verificate e che restano, per un atleta, come piccoli rimpianti da custodire.
Una carriera tra luci e ombre
L’intervista con Seedorf, che ha avuto modo di conoscerlo sia come collega che come tecnico durante la breve parentesi al Milan, ha permesso di ripercorrere le tante sfaccettature di un talento spesso discusso. Balotelli ha parlato degli allenatori con cui ha amato collaborare, soffermandosi su quelle relazioni che hanno lasciato un segno positivo nel suo percorso. Senza addentrarsi in particolari giudizi o in futuri ipotetici, il discorso è rimasto ancorato ai fatti e alle sensazioni vissute, evitando generalizzazioni o facili banalizzazioni sul personaggio. Il tono è stato quello di un uomo che, pur non rinnegando la sua storia fatta di successi e polemiche, guarda avanti con la pragmaticità di chi sa che il tempo a disposizione sul rettangolo verde non è infinito. La prossima mossa, ormai, è attesa per il mercato di gennaio, quando le offerte dall’estero potrebbero concretizzarsi in un nuovo inizio.




