Meloni chiede una voce Ue più solida nelle crisi internazionali

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Giorgia Meloni chiede una voce Ue più solida nelle crisi internazionali, indicando nella capacità dell’Europa di esprimere una posizione più unitaria uno degli obiettivi su cui il governo italiano sta lavorando. La presidente del Consiglio ne ha parlato il 1° ottobre a Roma, durante l’evento organizzato per gli 80 anni della CNA, collegando il tema alla recente impennata dei prezzi dei carburanti provocata dal conflitto in Iran e dalla crisi dello Stretto di Hormuz. La premier non è entrata nel merito delle singole partite diplomatiche, ma ha sostenuto che l’Unione dovrebbe riuscire ad avere un peso maggiore e una posizione «forse anche più unica» davanti alle tensioni internazionali.

Dalla crisi di Hormuz al caro energia

Il riferimento alle crisi geopolitiche è arrivato mentre Meloni affrontava il problema del costo dell’energia e delle conseguenze economiche delle tensioni internazionali. Sul fronte dei carburanti, il governo ha fatto ricorso al taglio delle accise e al meccanismo delle accise mobili, oltre all’abolizione del bollo sulle auto maggiormente utilizzate dalle famiglie nelle città. L’esecutivo ha anche rivolto un appello alle società energetiche affinché contribuissero a contenere i rincari: Eni, Socar e Q8 hanno aderito fissando un tetto ai prezzi, mentre nella stessa giornata si è aggiunta Tamoil. Per le bollette, la presidente del Consiglio ha parlato invece di una competizione tra i principali operatori per calmierare i costi.

La questione energetica si intreccia con quella dei conti pubblici. Nella stessa giornata la premier ha inviato una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen chiedendo che, nella valutazione del percorso della spesa pubblica italiana, venga considerato l'effetto dell’inflazione superiore alle previsioni utilizzate per definire i parametri. Il governo sostiene che l’aumento dei prezzi produca automaticamente maggiori uscite su voci stabilite dalla legge, comprese pensioni e assegno unico. Roma ha inoltre posto tra i dossier prioritari una maggiore flessibilità europea per affrontare la crisi energetica, con l’obiettivo dichiarato di utilizzare le risorse disponibili per ridurre strutturalmente il prezzo dell’energia per le imprese.

Artigianato e Pmi al centro del discorso alla CNA

Dal palco dell’anniversario della Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa, il capo del governo ha dedicato una parte consistente dell’intervento al Made in Italy. Per Meloni non si tratta semplicemente di un marchio, ma di un modello fondato sul lavoro, sulla capacità di migliorare e sull’intraprendenza. In questo sistema, artigianato e Pmi hanno un ruolo essenziale: le imprese artigiane rappresentano circa un quarto del sistema produttivo italiano. La presidente del Consiglio ha associato a queste attività anche la capacità di custodire tradizioni e competenze mentre vengono introdotte innovazioni nei processi produttivi.

Un altro passaggio ha riguardato la normativa del settore. Il governo intende proseguire con la legge delega sull’artigianato per consentire alle aziende dotate di una reale storicità di aumentare il numero degli addetti senza perdere i requisiti che ne definiscono la natura artigiana. Il tema era stato sollevato anche dal presidente della CNA Dario Costantini, che ha chiesto un aggiornamento della legge quadro del 1985, sostenendo che gli attuali limiti dimensionali e le rigidità relative alle forme societarie non riflettano più l’evoluzione delle imprese. Costantini ha indicato anche la trasformazione tecnologica del settore, affermando che oltre il 30% degli artigiani utilizza oggi strumenti di intelligenza artificiale.

Immigrazione legale, formazione nei Paesi di origine

Nel suo intervento Meloni ha affrontato anche la politica migratoria, soffermandosi sui corridoi, sui canali di ingresso regolare e sulla formazione svolta nei Paesi terzi. La linea illustrata prevede di affiancare il contrasto all’immigrazione irregolare alla creazione di percorsi legali per chi arriva in Italia, preparando i lavoratori prima dell’ingresso. Secondo la presidente del Consiglio, fornire alle persone ammesse attraverso questi canali una formazione utile alla piena integrazione può produrre una differenza concreta una volta arrivate nel Paese. Il riferimento è stato fatto dopo il richiamo di Costantini ai programmi di formazione all’estero e ai corridoi destinati all’ingresso regolare.

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