Il festival della Tv di Dogliani tra dialoghi coraggiosi, la sofferenza di Rocío Muñoz Morales e le “bocce quadre”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   DOGLIANI – C’è un luogo, nelle Langhe, dove il pettegolezzo sottile e la notizia bomba tentano ogni anno di trovare una tregua, anche se quest’anno il tentativo è riuscito solo a metà. Il Festival della Tv, giunto alla sua quindicesima edizione nel borgo di Dogliani, si è chiuso oggi dopo tre giorni di facce note, selfie di rito e, sporadicamente, qualche sprazzo di sincero approfondimento. lastampa +3

A rubare la scena nella giornata clou di sabato 30 maggio – quella più affollata di ospiti – è stata l’attrice spagnola Rocío Muñoz Morales, intervenuta sul palco principale per raccontarsi a telecamere spente.

Circondata da un alone mediatico che non accenna a dissolversi dalla separazione da Raoul Bova, l’attrice ha scelto una linea di rara pudicizia: non una stoccata all’ex marito, nessun dettaglio sugli accordi privati, ma una confessione corale sul “rumore” assordante che ha travolto le sue figlie. provinciagranda +3

«Tutti parlavano troppo – ha spiegato –, tutti facevano troppo rumore: un rumore che mi dava fastidio, al punto da spingermi a mettere le mani sulle orecchie delle mie bambine perché non ascoltassero». Una sofferenza raccontata senza vittimismo, quasi fosse un incidente stradale da cui si è usciti interi ma con qualche livido; nessun regolamento di conti, nessuna cronaca del dolore trasformata in spettacolo. lastampa +3

I direttori dei quotidiani e la sfida dell’informazione

Mentre la Muñoz Morales parlava di vita privata con la discrezione che forse le mancava attorno, dall’altra parte del piazzale si consumava un altro tipo di confronto, decisamente meno patinato ma altrettanto teso.

Nel pomeriggio di sabato, i direttori di quattro importanti testate nazionali – Andrea Malaguti (“La Stampa”), Luciano Fontana (“Corriere della Sera”), Michele Brambilla (“Il Secolo XIX”) ed Emiliano Fittipaldi (“Domani”) – si sono seduti uno accanto all’altro per un incontro intitolato “Dialoghi coraggiosi nei quotidiani”. clubalfa +3

Moderati da Annalisa Bruchi, i quattro hanno discusso di attualità e del mestiere di informare in un’epoca – quella del 2026 – in cui l’intelligenza artificiale rischia di appiattire la complessità. Un faccia a faccia che, sebbene privo delle scintille degli anni d’oro della carta stampata, ha rappresentato il cuore pulsante di un festival che cerca ancora di difendere il senso profondo della notizia contro la scia di like e condivisioni. lastampa +3

Panariello, il giallo di Nazzi e lo “zaino” che lancia le bocce quadre

E poi c’è il resto, quel caravanserraglio di volti che rende Dogliani una meta obbligata per chiunque abbia un minimo di dimestichezza con il piccolo schermo.

Il comico Giorgio Panariello, prima di salire sul palco, ha pazientemente concesso selfie e autografi al pubblico, dimostrando – come se ce ne fosse bisogno – che la sua popolarità non ha subito scossoni nonostante i cambi di piattaforma. laprovinciacr +3

Più defilato, ma attesissimo dagli amanti del genere, l’incontro con Stefano Nazzi: il giornalista, autore del podcast “Indagini”, porterà avanti (la sua presenza è attesa sempre per sabato) un racconto della cronaca nera che fa a pezzi il sensazionalismo, basandosi esclusivamente su atti processuali, documenti e ricostruzioni rigorose. Nessuna spettacolarizzazione del dolore, insomma, ma un lavoro certosino da artigiano della notizia. lastampa +3

A completare il quadro della “varietà” c’è una curiosità tecnica diventata virale tra i visitatori: il “Festival della Tv” ha visto sfilare tra le sue vie uno “zaino-schermo” itinerante.

Si tratta di una iniziativa promossa dall’associazione Bocce Quadre Mondovì; il dispositivo mobile racconta in movimento le regole di questo sport anomalo, trasformando la comunicazione in un’esperienza dinamica e di prossimità, lontana dagli stand pubblicitari tradizionali. provinciagranda +3

Il filo rosso di un’edizione senza filtri

Quel che resta, alzando lo sguardo dalla miriade di eventi collaterali, è la fotografia di un’Italia televisiva che forse sta imparando a convivere con le proprie contraddizioni.

Da una parte il gossip (quello subìto da Rocío Muñoz Morales) che tenta di farsi perdonare aggiungendo strati di riservatezza ai propri racconti; dall’altra un giornalismo d’inchiesta (quello dei direttori) che cerca di non perdere la bussola nell’oceano tempestoso dei social media. lastampa +3

E in mezzo, come un espediente narrativo uscito da una sceneggiatura surreale, le bocce quadre che rotolano imprevedibili e lo zaino che le racconta. Non un bilancio, perché ai festival non si chiede mai di risolvere i problemi ma solo di metterli in scena; e Dogliani, in questo sabato di fine maggio, ha recitato piuttosto bene la sua parte da specchio ironico e dolente di un Paese che non sa più distinguere dove finisca la fiction e inizi il telegiornale. clubalfa +3

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