Addio a Tommaso Merighi, il regista bolognese scomparso a 31 anni
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La notizia, che ha attraversato con la sua carica di dolore il mondo del cinema italiano, è stata diffusa attraverso un commosso post sulla pagina Instagram di Cinemovel, la fondazione romagnola che, come si legge nel suo profilo, “ha portato il cinema dove non c’è più e dove non c’è mai stato”. “Ciao Tommaso, fa buon viaggio”, si legge nel messaggio, un saluto che racchiude tutta la stima e l’affetto di colleghi e amici, i quali hanno voluto sottolineare come il loro legame andasse ben al di là di una semplice collaborazione professionale. “Ci uniamo al dolore della famiglia”, hanno infatti aggiunto, “perché per noi Tommaso era molto di più di un giovane talento del cinema: era parte della nostra storia, un compagno di viaggio”.
L'ultimo appuntamento al cinema
Nonostante il male incurabile, diagnosticatogli meno di un anno fa e che ne ha stroncato l’esistenza, il regista aveva voluto presenziare, lo scorso 8 maggio, alla presentazione del suo ultimo lavoro, “Allacciate le cinture - Il viaggio di Io Capitano in Senegal”, presso il cinema Modernissimo di Bologna. Già visibilmente provato dalla malattia, che gli aveva ormai consumato le energie, non aveva avuto la forza di salire sul palco; eppure, la sua presenza in sala, un’ultima, tenace testimonianza della sua dedizione, ha rappresentato per tutti i partecipanti un momento di profonda commozione, segnando l’estremo congedo da un’arte che aveva amato fin dall’infanzia.
Un percorso creativo intenso
La sua carriera, sebbene tragicamente interrotta, era stata caratterizzata da una notevole intensità e da una curiosità che lo aveva spinto ad esplorare territori diversi, alcuni dei quali legati a tematiche sociali e ambientali. Già nel 2014, quando aveva appena vent’anni, si era cimentato nella documentazione della tappa ferrarese di Libero Cinema in Libera Terra, dimostrando una precoce maturità di sguardo. Tra i suoi progetti, si annovera anche un lavoro sul ritorno del lupo sulle Alpi trentine, a conferma di un interesse, il suo, che abbracciava anche le dinamiche del mondo naturale e dei suoi fragili equilibri, senza tralasciare, come accennato, le storie di chi è considerato tra i più deboli.
Le radici e le collaborazioni
Figlio di Claudio Merighi, che fu a lungo amministratore a Bologna e ricoprì il ruolo di vicesindaco durante la breve giunta di Flavio Delbono nel 2009, Tommaso aveva coltivato le sue passioni correndo, come ebbe a scrivere qualcuno, “come un pazzo” tra Bologna, Milano e i set dei suoi progetti. La sua professionalità lo aveva portato a collaborare con figure di spicco del panorama cinematografico nazionale, tra le quali Gabriele Salvatores, un’esperienza che aveva certamente contribuito ad arricchire il suo già promettente bagaglio di regista e documentarista, lasciando in eredità un’impronta artistica che, nonostante la brevità del tempo a sua disposizione, risulta indelebile.




