Il clima che verrà, Luca Mercalli: "Un’unica ondata di calore da maggio a settembre"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   L’estate del 2026 passerà alla storia come una delle più roventi mai registrate nel nostro Paese, eppure, per il climatologo Luca Mercalli, quanto stiamo vivendo potrebbe essere soltanto l’antipasto di un futuro drammaticamente più duro.

I dati diffusi dal programma europeo Copernicus non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche, visto che il bimestre giugno-luglio ha già polverizzato ogni record precedente in Europa occidentale, superando addirittura quello storico del 2003, mentre l’anticiclone africano continua a dettare legge anche sui primi giorni di agosto, spingendo le temperature ben oltre le medie stagionali e verso soglie che fino a pochi anni fa apparivano impensabili.

Stando a quanto dichiarato da Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, durante la sua partecipazione alla trasmissione "In Onda" su La7, la serie storica di Torino, che è una delle più lunghe del mondo e che risale addirittura al 1753, mostra in maniera inequivocabile un'anomalia senza precedenti, tanto che se non ci sarà una brusca inversione di tendenza, questo sarà l’anno più caldo di sempre da quando si effettuano le misurazioni in Italia e nel Vecchio Continente.

Una stagione senza tregua, il rischio di un caldo perpetuo

Ciò che preoccupa maggiormente gli esperti, tuttavia, non è tanto il singolo picco termico, per quanto estremo, quanto piuttosto la durata eccezionale di questo periodo di caldo afoso, che sembra non voler dare tregua agli italiani. Mercalli ha osservato che l’estate 2026 ha visto succedersi quattro ondate di calore a partire dalla metà di maggio, un numero che in sé non sarebbe preoccupante se non fosse che gli intervalli di pausa tra un episodio e l'altro, quelli che un tempo permettevano di respirare e di far riposare l’organismo, si sono fatti sempre più brevi e inconsistenti.

In questo contesto, l’esperto non ha escluso che in un futuro ormai prossimo possano verificarsi condizioni meteorologiche ancora più estreme, con il rischio concreto che non si parlino più di singole ondate bensì di "un’unica grande ondata di calore, senza tregue", che potrebbe estendersi senza soluzione di continuità da maggio fino a settembre, cancellando di fatto la primavera e l’autunno dalle nostre latitudini.

Un simile scenario, sebbene catastrofico, è stato descritto da Mercalli come un'evoluzione naturale della traiettoria climatica che stiamo seguendo, caratterizzata da un accumulo di energia nell'atmosfera e nei mari che non accenna a diminuire, anzi, si alimenta costantemente.

Il paradosso delle vacanze al mare e il Mediterraneo che si surriscalda

A rendere la situazione ancora più complessa e, per certi versi, paradossale, è l’effetto che il caldo record sta avendo sul Mar Mediterraneo, il quale, come ha spiegato lo stesso climatologo, si comporta come un gigantesco volano termico che impiega molto tempo a scaldarsi ma che, una volta raggiunta una certa temperatura, trattiene il calore per mesi, rilasciandolo lentamente nell'ambiente circostante, specialmente durante le ore notturne.

I dati satellitari di Copernicus indicano che il Mediterraneo è attualmente più caldo della media stagionale di circa tre gradi, una condizione che si ripercuote in modo drammatico sulle zone costiere, dove le cosiddette notti tropicali, ovvero quelle in cui la temperatura minima non scende sotto i 20 gradi, sono ormai la norma e spesso si registrano valori ben più elevati, intorno ai 25-27 gradi, che rendono il riposo notturno impossibile e mettono a dura prova la salute delle persone.

Ed è proprio in questo frangente che si inserisce il consiglio più controintuitivo e discusso espresso da Luca Mercalli, il quale ha suggerito che "paradossalmente, sarebbe meglio non andare al mare d'estate, e andarci a maggio e giugno", un'indicazione che capovolge completamente l’idea tradizionale della vacanza balneare, basata sul fatto che il mare, una volta surriscaldato, non solo non rinfresca più l’aria ma contribuisce attivamente a mantenerla bollente anche dopo il tramonto.

Le soluzioni sul tavolo, dalle rinnovabili al consumo di suolo

Nonostante il quadro appaia estremamente cupo e si parli di una condizione climatica destinata a rimanere tale per secoli, Mercalli non rinuncia a indicare la strada per cercare di arginare il peggio, insistendo sulla necessità di compiere scelte etiche e concrete in grado di mitigare gli effetti del riscaldamento globale, anche se ormai è impossibile invertire completamente la rotta.

Tra le soluzioni proposte, il climatologo ha indicato la necessità di accelerare la transizione verso le energie rinnovabili e di puntare con decisione sulla coibentazione degli edifici per ridurre i consumi, ma ha anche sottolineato l’importanza di un cambio di paradigma nei modelli agricoli e produttivi, promuovendo l’agroecologia e riducendo il consumo di carne rossa, una delle attività umane che più contribuisce alle emissioni di gas serra.

Le sue riflessioni, in questo senso, vanno in parallelo con le battaglie che porta avanti da anni, come quella contro il consumo di suolo, un bene che ha definito "esauribile" e che in Italia viene cementificato a un ritmo di 2,5 metri quadrati al secondo, un dato che contribuisce ad aumentare il caldo nelle aree urbane e a peggiorare i parametri climatici generali, oltre ad aumentare il rischio di alluvioni.

I costi dell'inazione e lo strappo americano sulla ricerca

Il dibattito sulla crisi climatica, come emerso anche dal confronto in televisione con Stefano Feltri, si sposta inevitabilmente sui costi della transizione ecologica, contrapposti a quelli, molto più elevati, dell’inazione, un tema che vede contrapposte visioni diverse ma che converge su un punto: il cambiamento climatico è ormai una questione che pesa in modo determinante anche sulle economie e sulle scelte di sviluppo industriale dei Paesi.

In questo quadro, la Cina viene spesso citata come esempio virtuoso di come la sfida climatica possa trasformarsi in un terreno di sviluppo tecnologico, mentre per l’Europa e per l’Italia Mercalli ha ribadito la necessità di accompagnare la trasformazione dei settori produttivi, come quello automobilistico, verso l’elettrico piuttosto che chiuderli.

Sul fronte politico e scientifico, il climatologo ha poi denunciato con forza l'arretramento della ricerca negli Stati Uniti sotto l'amministrazione Trump, definendolo un "vento mefitico" che rischia di compromettere anni di studi e di raccolta dati, tanto che gli sarebbero arrivate richieste di aiuto da parte di colleghi americani preoccupati di perdere i loro archivi, mentre l'Europa, grazie al sistema Copernicus, si sta ritagliando un ruolo di leadership globale nel monitoraggio ambientale.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.