Arrestata a Pavia la 17enne che diffondeva manuali per cinture esplosive: "Pronta al martirio"
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Redazione Interno
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Si è sempre presentata agli altri, tra i banchi di scuola e sul pullman che ogni giorno la portava dal piccolo centro di Villanterio a Pavia, come una ragazza schiva e riservata, dallo sguardo quasi sempre basso e dai modi educati. Eppure, questa personalità apparentemente mite cela un doppio registro che ha spinto la Digos di Milano a eseguire un provvedimento di custodia cautelare, trasferendola in una comunità protetta.
Il doppio volto della studentessa
La diciassettenne, cittadina italiana di seconda generazione arrivata nel nostro paese nel 2018, frequentava un istituto professionale di Pavia e conduceva una vita apparentemente normale. Ma dietro questa facciata, gli investigatori hanno scoperto una realtà completamente diversa. Nelle chat riservate, la ragazza avrebbe manifestato senza mezzi termini la propria adesione all'ideologia del martirio nel nome di Allah, condividendo materiale propagandistico di matrice terroristica e manuali dettagliati per la costruzione di ordigni esplosivi, comprese le cinture esplosive.
L'indagine della Digos
La Digos di Milano, che da tempo teneva sotto osservazione i movimenti della studentessa, ha raccolto elementi ritenuti sufficienti per richiedere un provvedimento restrittivo. La ragazza, accusata di partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale, avrebbe dimostrato una pericolosa predisposizione al sacrificio estremo. I messaggi intercettati e il materiale rinvenuto nelle sue disponibilità hanno delineato il profilo di un'aspirante jihadista pronta a compiere attentati, un quadro che ha indotto la magistratura a disporre il trasferimento in una comunità per minori.
La propaganda jihadista online
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la diciassettenne non si limitava a fruire passivamente dei contenuti estremisti, ma partecipava attivamente alla loro diffusione in determinati canali riservati. Nei suoi messaggi, trapelava una volontà inequivocabile di immolarsi per la causa, esprimendo un'ideologia di matrice integralista che gli investigatori hanno giudicato estremamente pericolosa per la sua concreta operatività. L'indagine ha permesso di accertare come la ragazza avesse fatto propria una visione distorta del concetto di jihad, elaborandola in chiave violenta e assolutizzante.
La comunità come soluzione cautelare
Il provvedimento della magistratura ha previsto per la 17enne l'assegnazione a una comunità protetta, una soluzione che consente di monitorare costantemente la minore e, al contempo, di allontanarla dal contesto virtuale in cui maturava la sua radicalizzazione. La scelta di una misura cautelare alternativa al carcere riflette la necessità di bilanciare le esigenze di sicurezza pubblica con la particolare condizione della giovane, la cui età e vulnerabilità psicologica sono state oggetto di valutazione da parte degli esperti.
L'arresto della 17enne di Villanterio rappresenta l'ultimo episodio di una crescente attenzione delle forze dell'ordine nei confronti del fenomeno del radicalismo giovanile, che spesso si manifesta attraverso canali digitali e coinvolge individui apparentemente integrati nel tessuto sociale. Resta alta l'allerta sul fronte della prevenzione e del contrasto alla diffusione della propaganda terroristica online.




