Messina-Catania, il raddoppio ferroviario si ferma: 242 operai in cassa integrazione
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Redazione Interno
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Il raddoppio ferroviario tra Giampilieri e Fiumefreddo, l'opera che dovrebbe chiudere la maglia ferroviaria tra Messina e Catania, si è improvvisamente arenato. Non per problemi geologici, che pure non sono mancati lungo i 42 chilometri di tracciato quasi interamente in galleria, ma per il braccio di ferro tra Rete ferroviaria italiana e Webuild. Il consorzio guidato dalla società di costruzioni ha sospeso le attività in diversi cantieri, facendo scattare la cassa integrazione per centinaia di lavoratori.
In Sicilia, secondo quanto denunciato dalla Feneal Uil, dal 12 ottobre sono fermi per tredici settimane 170 dipendenti di Seli Overseas impegnati proprio nei cantieri del raddoppio Messina-Catania, più altri 72 addetti dello stabilimento Webuild di Catania che produce i conci prefabbricati per il rivestimento delle gallerie. Duecentoquarantadue lavoratori in tutto, destinati a salire se la vertenza non si sblocca.
Il contenzioso che vale miliardi
All'origine dello stallo c'è una partita economica da circa 2,1 miliardi di euro. Webuild sostiene di vantare crediti scaduti e chiede il riconoscimento di costi aggiuntivi legati a varianti e imprevisti, mentre Rfi replica di aver pagato quanto dovuto e di non ravvisare ragioni contrattuali per la sospensione delle lavorazioni.
La frizione non riguarda soltanto la tratta siciliana: investe diciotto grandi opere affidate da Rfi al gruppo per un valore complessivo che sfiora i 30 miliardi di euro, dal Terzo valico dei Giovi alla Napoli-Bari, dalla Verona-Padova alla Fortezza-Ponte Gardena. Il caso è emerso all'inizio di settembre, quando è circolata la lettera inviata dall'amministratore delegato Pietro Salini al governo e alla stessa Rfi per rappresentare una situazione definita non più sostenibile.
Da allora il confronto tra le parti è proseguito, ma senza che i cantieri riprendessero il ritmo produttivo.
Opere strategiche e fondi PNRR
Il paradosso è che il raddoppio Giampilieri-Fiumefreddo è tra le opere più finanziate e strategiche del Paese. Il progetto, del valore di circa 2,3 miliardi di euro anche con risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, prevede 42 chilometri di nuovo doppio binario, di cui circa 37 in sotterranea, e rappresenta un tassello del corridoio europeo TEN-T Scandinavia-Mediterraneo.
A lavori completati, il collegamento tra Messina e Catania scenderà a 45 minuti, mentre tra Palermo e Catania si viaggerà in circa due ore, con un risparmio rispettivamente di 30 e 60 minuti rispetto agli attuali tempi di percorrenza. Nei mesi scorsi lo scavo aveva registrato progressi significativi, con il completamento della prima canna della galleria Scaletta e l'avvio imminente delle lavorazioni nella galleria Letojanni. Poi la frenata.
I sindacati contro Rfi e il governo
La Fillea Cgil, insieme a Feneal Uil e Filca Cisl, ha chiesto un incontro urgente con Rfi, ottenendolo nei giorni scorsi. Il committente ha dichiarato di non essere a conoscenza di tutte le procedure di cassa integrazione avviate e ha comunicato di aver ordinato la ripresa immediata dei lavori, assicurando che i cronoprogrammi non subiranno contraccolpi. Una rassicurazione che però non ha convinto i sindacati.
«Il prezzo del contenzioso non può essere scaricato sulle spalle di chi lavora», ha affermato il segretario generale della Fillea Cgil, Antonio Di Franco, sottolineando come dietro ogni sospensione ci siano famiglie, salari e professionalità che rischiano di andare disperse.
La richiesta al governo è di chiarire quale strategia intenda perseguire per garantire il completamento delle infrastrutture e la tenuta occupazionale, mentre Rfi ha confermato di aver inviato diffide per le interruzioni della produzione e di aver riconosciuto le revisioni dei prezzi previste dal decreto Aiuti.
La Sicilia e il nodo delle rampe di cantiere
Sul fronte siciliano, alla grana occupazionale si aggiunge quella autorizzativa. Nel corso di un'audizione all'Assemblea regionale siciliana è emerso che il governo regionale è in ritardo nel completamento delle procedure necessarie alla realizzazione delle tre rampe di cantiere, nonostante il consorzio abbia già espletato da mesi le attività preliminari nelle aree interessate. L'assessore regionale alle Infrastrutture, Alessandro Aricò, ha assunto l'impegno a fornire un riscontro alle richieste di Rfi entro una settimana.
Intanto i lavoratori restano in attesa di capire quando le talpe riprenderanno a scavare sotto i Monti Peloritani e se la cassa integrazione resterà un episodio isolato o diventerà la norma anche nei cantieri che finora avevano tenuto.
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