Allegri si presenta al Napoli: "A maggio speriamo di avere qualche trofeo"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Il Teatro San Carlo fa da cornice, in questa calda giornata di metà luglio, al battesimo ufficiale di Massimiliano Allegri come nuovo tecnico del Napoli. L'aria che si respira è quella tipica dei grandi eventi, carica di aspettative e di quella sana tensione che accompagna ogni nuovo inizio, e il tecnico livornese non si è sottratto alle domande dei cronisti presenti, offrendo un assaggio della sua filosofia e degli obiettivi che intende perseguire nella stagione del centenario.
"Affronto con entusiasmo, sicuramente, con grande responsabilità e grande emozione", ha esordito Allegri, sottolineando subito il peso specifico di un'annata che, come ha ricordato egli stesso, capita una volta sola nella storia del club. "Il centenario capita una sola volta e quest'anno, fortunatamente, siedo io sulla panchina del Napoli. Per me è un motivo di grande orgoglio e quindi abbiamo una grande responsabilità nel cercare di arrivare agli obiettivi".
L'eredità di Conte e gli obiettivi stagionali
Non è certo la prima volta che Allegri si trova a raccogliere l'eredità di Antonio Conte, un parallelo che lo stesso allenatore non ha esitato a evocare per scacciare eventuali scaramuzie e per proiettarsi verso il futuro con fiducia. "È la seconda volta che mi capita di ereditare la squadra di Antonio Conte, spero sia di buon auspicio come alla Juve", ha dichiarato con un sorriso, ricordando i successi ottenuti in bianconero al termine di un passaggio di consegne simile.
Il pensiero corre subito al calendario e ai momenti che contano, quelli in cui le stagioni si decidono e le squadre devono dimostrare il proprio valore sui campi che contano. "A marzo, quando si decide la stagione, sarebbe molto importante essere dentro tutti gli obiettivi che sono campionato, Champions e Coppa Italia", ha ribadito Allegri, tracciando un quadro ambizioso ma al tempo stesso realistico delle competizioni che attendono il suo gruppo.
L'appuntamento con la storia è fissato simbolicamente per il 30 maggio, data in cui si concluderà il campionato, e il tecnico ha voluto lanciare un messaggio chiaro a tutta la squadra e all'ambiente. "Ecco perché tutti dobbiamo mettere qualcosa in più per cercare di far sì che il 30 maggio, quando finirà il campionato, se non sbaglio, dovremmo aver raggiunto degli obiettivi e aver vinto dei trofei".
Il legame con la città e il mercato
L'accoglienza ricevuta a Napoli ha evidentemente colpito il nuovo allenatore, che non ha nascosto il piacere di trovarsi a vivere un'avventura in una piazza dal calore così coinvolgente e passionale. "Per me un'avventura meravigliosa, una città pazzesca, ho sentito subito l'affetto, una città passionale, sono molto contento", ha confessato Allegri, smentendo al contempo qualsiasi tipo di contatto con la Federazione per un eventuale ruolo in Nazionale, per concentrarsi esclusivamente sul presente in azzurro.
"Con la federazione non ho avuto alcun contatto, ho parlato col presidente De Laurentiis e già anni fa sono stato vicino al Napoli", ha precisato, chiudendo ogni speculazione e ribadendo la sua piena dedizione al progetto partenopeo. Quanto alla composizione della rosa e alle mosse di mercato, il tecnico livornese ha dimostrato di avere le idee chiare, affidando la gestione degli innesti alla società e dimostrandosi soddisfatto del materiale umano a sua disposizione.
"La rosa è già forte, al mercato ci pensa la società", ha tagliato corto, delegando al presidente De Laurentiis e ai dirigenti le operazioni in entrata e uscita, mentre lui si concentrerà sul lavoro sul campo.
La definizione di "aziendalista" come complimento
Uno dei passaggi più interessanti e rivelatori della conferenza stampa di presentazione ha riguardato l'etichetta di "aziendalista" che da diversi anni accompagna la figura di Allegri, un termine che spesso viene utilizzato in modo spregiativo ma che l'allenatore ha scelto di interpretare in maniera del tutto differente. "Ormai è diversi anni, e ringrazio il presidente per aver confermato questa cosa, che vengo definito aziendalista. per qualcuno è un'offesa, per me invece è un complimento, perché l'allenatore è quello che deve gestire il patrimonio della società, che sono i giocatori, e cercare di portare i risultati", ha spiegato Allegri, rivendicando con orgoglio un ruolo che va ben oltre la semplice gestione tattica della squadra. In un calcio moderno sempre più sbilanciato verso gli aspetti economici e finanziari, il tecnico ha colto l'occasione per lanciare una riflessione più ampia sul mestiere dell'allenatore e sulle sfide che lo attendono.
"Nel calcio di oggi la vera sfida è quella di essere competitivi ma nello stesso tempo sostenibili", ha concluso, delineando quella che probabilmente sarà la linea guida del suo lavoro a Napoli, dove dovrà coniugare le ambizioni di vertice con una gestione oculata e lungimirante delle risorse umane e patrimoniali a sua disposizione.




