Ingegnere OpenAI arrestato: spiava le riunioni con dispositivo nascosto
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Redazione Esteri
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Un ingegnere di OpenAI, Abdulrahman Alfozan, è stato arrestato lo scorso 9 ottobre dall'FBI con l'accusa di aver nascosto un dispositivo di registrazione audio nella sala riunioni della sede di San Francisco. Il trentacinquenne, cittadino saudita, è comparso davanti a un giudice federale ed è incriminato per aver utilizzato o tentato di utilizzare un dispositivo elettronico per intercettare comunicazioni orali.
Secondo quanto ricostruito dall'accusa, l'apparecchio era stato collocato all'interno della carta igienica e inserito in una porta USB sul retro di una televisione nella sala riservata ai dirigenti, dove si discutevano abitualmente informazioni tecniche, commerciali e strategiche di natura riservata.
Il dispositivo da 14 dollari e le ricerche sul chatbot
Per tentare di intercettare le conversazioni più delicate di una delle aziende tecnologiche più importanti al mondo sarebbero bastati un dispositivo elettronico del costo di 13,99 dollari e un po' di carta igienica. Il piccolo apparecchio, grande all'incirca quanto un pollice e dotato di microfono, era stato progettato per connettersi anche a una telecamera; i dati in esso contenuti erano cifrati e non accessibili.
Dall'analisi dei dati sono state ricostruite le operazioni compiute tramite un chatbot collegato a un account riconducibile al coniuge dell'indagato, tra le cui ricerche figurerebbero espressioni come "costruire, personalizzare, installare, registrare audio, testare, occultare e accedere da remoto a un dispositivo", oltre a richieste specifiche per "costruire un registratore audio continuo", "migliorare l'audio e l'ascolto in diretta" e "crittografare la scheda SD".
Ulteriori interrogazioni avrebbero riguardato gli indirizzi degli edifici aziendali, le sale riunioni, la loro capienza e i calendari delle riunioni.
La scoperta e le prove video
Il personale di OpenAI ha rinvenuto l'apparecchio il 30 settembre, due giorni dopo la presunta installazione avvenuta il 28 settembre. La sala riunioni in questione, al momento della collocazione del dispositivo, non era sorvegliata da telecamere, ma le immagini registrate dai circuiti di videosorveglianza presenti in altre aree dell'edificio hanno mostrato Alfozan aggirarsi nei pressi della stanza in numerose occasioni nel corso del mese, pur non avendo alcuna autorizzazione ad accedervi o a partecipare agli incontri.
In seguito l'azienda ha installato una telecamera all'interno della sala, riprendendo l'ingegnere mentre entrava e controllava dietro il televisore dove era stato sistemato il registratore. Il 5 ottobre, pochi giorni prima del fermo, l'uomo avrebbe lasciato una borsa incustodita in un'altra stanza del complesso: all'interno sono stati trovati il portafoglio, i documenti d'identità e un secondo dispositivo di registrazione simile a quello scoperto nella sala dirigenti.
Il ruolo in azienda e le conseguenze legali
Assunto da OpenAI nel luglio 2025 con il ruolo di ingegnere, Alfozan era stato licenziato immediatamente dopo l'accertamento dei fatti. La società ha dichiarato di aver utilizzato i propri modelli di intelligenza artificiale per comprendere la natura del dispositivo, risalire alla sua origine e identificare il dipendente che lo aveva collocato pochi giorni prima. OpenAI ha inoltre precisato di non aver riscontrato al momento alcun accesso o esfiltrazione indebita di pesi dei modelli, codice sorgente o dati dei clienti.
Se riconosciuto colpevole, l'ingegnere rischia una pena massima di cinque anni di reclusione, una multa da 250.000 dollari e tre anni di libertà vigilata. L'FBI prosegue le indagini, mentre il procedimento penale si svolge in supporto del Memorandum Presidenziale di Sicurezza Nazionale 11, volto a sostenere la supremazia statunitense nel settore della tecnologia di super intelligenza.
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