Il designatore Rocchi indagato per frode sportiva: le presunte pressioni al Var e gli arbitri “graditi” all’Inter

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il calcio italiano, che già faticava a rialzarsi dopo le recenti esclusioni internazionali, si trova ora a fare i conti con un nuovo, devastante terremoto giudiziario. La Procura di Milano, sotto la direzione del pm Maurizio Ascione, ha iscritto nel registro degli indagati Gianluca Rocchi, l’attuale designatore degli arbitri di Serie A e B, con l’accusa di concorso in frode sportiva. La notizia, esplosa nelle ultime ore, ha riacceso i riflettori su un sistema arbitrale che sembrava essersi lasciato alle spalle gli spettri di Calciopoli, eppure le analogie con il passato, seppur in un contesto normativo e tecnologico completamente rivoluzionato dalla Var, appaiono oggi inquietanti agli occhi degli addetti ai lavori.

Rocchi, che dopo l’avviso di garanzia ha scelto la strada dell’autosospensione, dovrà rispondere di tre specifici episodi risalenti alla scorsa stagione, i quali dipingono il ritratto di un vertice arbitrale che avrebbe gestito le nomine e le tecnologie con modalità quanto meno opache. L’ipotesi avanzata dalla magistratura è che, in un incontro di coppa Italia, il designatore avrebbe agito per “schermare” o indirizzare le designazioni, assicurando all’Inter la presenza di fischietti ritenuti “graditi” – come Andrea Colombo – e allontanandone altri – come Daniele Doveri – giudicati scomodi per la corsa scudetto dei nerazzurri. A ciò si aggiunge un episodio che getta un’ombra gravissima sulla gestione della sala Var di Lissone, il vero cuore pulsante del moderno arbitraggio.

Il caso della “bussata” al Var di Lissone e il fronte delle indagini

L’accusa più clamorosa, quella che rischia di minare la credibilità stessa del sistema di controllo tecnologico, riguarda la partita Udinese-Parma del marzo 2025. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’addetto al Var Daniele Paterna sarebbe stato “incalzato” dallo stesso Rocchi, presente fisicamente oltre la vetrata della sala di controllo, per indurlo a cambiare la propria valutazione su un fallo di mano in area. Le immagini avrebbero immortalato il momento in cui Paterna, dopo uno scatto improvviso verso la vetrata, muta radicalmente il suo parere tecnico, richiamando l’arbitro per l’On Field Review che portò alla concessione di un rigore decisivo per i friulani. Paterna, inizialmente sentito come testimone, è finito nel mirino degli inquirenti per il reato di falsa testimonianza, mentre insieme a Rocchi è indagato anche Andrea Gervasoni, il supervisore della Var che avrebbe ripetuto condotte simili in Salernitana-Modena.

La difesa di Rocchi, affidata all’avvocato Antonio D’Avirro, ha già definito le accuse “poco chiare” e “generiche”, lamentando in particolare come l’avviso di garanzia faccia riferimento a un “concorso di più persone” senza però identificarle, rendendo di fatto complessa la ricostruzione del quadro indiziario. Nonostante queste prime reazioni difensive, il clima nel mondo calcistico è incandescente. Il presidente dell’Inter, interrogato sulla questione, ha tenuto a precisare che il club non dispone di una lista di arbitri graditi o meno, definendosi “tranquillo” per la correttezza tenuta dalla società, che al momento non risulta coinvolta con tesserati indagati.

La gestione dell’archiviazione federale e l’ombra sul passato

Un altro elemento di forte tensione è rappresentato dai precedenti di questa vicenda, che rischia di trasformarsi in un caso simile a una “nuova Calciopoli” per le conseguenze sistemiche. L’inchiesta penale nasce da un esposto presentato dall’ex assistente arbitrale Domenico Rocca, una denuncia che era già stata vagliata e archiviata dalla giustizia sportiva federale sotto la guida del procuratore Giuseppe Chinè. All’epoca, Chinè ritenne le accuse infondate, riconducendole a motivazioni di natura personale da parte del denunciante, eppure la riapertura del caso in sede penale impone ora un riesame integrale della posizione degli ufficiali di gara.

La Procura Federale, preso atto dell’evoluzione del quadro processuale a Milano, ha ufficialmente chiesto l’acquisizione degli atti per valutare la possibilità di riaprire un procedimento sportivo che, questa volta, potrebbe avere conseguenze ben più gravi. Sebbene al momento l’Inter non sia formalmente accusata di alcunché – e non si intravedano all’orizzonte tifoserie o società coinvolte –, le parole del ministro per lo Sport Andrea Abodi hanno aggiunto pressione ulteriore, evocando la possibilità di interventi drastici come il commissariamento della Figc qualora le responsabilità accertate dalle aule giudiziarie minassero l’autonomia e la trasparenza dell’intero movimento. L’interrogatorio di Rocchi e Gervasoni, previsto già nei prossimi giorni, sarà dunque il primo snodo cruciale per capire se si tratti di un’altalena mediatica destinata a rientrare o l’inizio di una lunga, estenuante bufera per il pallone italiano.

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